Carcinoma uroteliale: novità anche per il tumore alla vescica metastatico
Il tumore alla vescica può essere superficiale, il più diffuso e facile da curare, oppure infiltrare altri organi. Quando il carcinoma uroteliale è di tipo infiltrante, le cure cambiano. Ma ci sono promettenti innovazioni anche sul fronte delle cure destinate a chi riceve una diagnosi di tumore alla vescica con metastasi
Il tumore alla vescica rappresenta circa il 3% di tutti i tumori; colpisce 25.000 italiani, soprattutto uomini tra i 60 e 70 anni. Un paziente su 5 scopre la malattia ‘per caso’, facendo accertamenti per altri disturbi. La buona notizia è che il tasso di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi si attesta intorno all’80%.
In base alla profondità raggiunta dal tumore si parla di due differenti tipi di tumori della vescica: il carcinoma uroteliale superficiale, ovvero che non ha ancora raggiunto il muscolo della vescica e che rappresenta la grande maggioranza dei tumori (circa l’85%) e il carcinoma uroteliale infiltrante, detto anche muscolo-invasivo.
Tumore alla vescica con metastasi
In questa seconda tipologia di carcinoma alla vescica, le cellule tumorali che si sviluppano nello strato muscolare possono riuscire a infiltrare organi vicini e a spedire metastasi ai linfonodi e, di conseguenza, raggiungere altri organi come il fegato, i polmoni, lo scheletro. Questo vale in linea di massima, perché nei tumori solidi come anche nel tumore alla prostata, per restare nella stessa area, non esistono schemi fissi. Infatti, anche un carcinoma superficiale nel corso del tempo può diventare infiltrante, trasformarsi in un tumore alla vescica metastatico e raggiungere la prostata (o l’utero nel caso di donne), i linfonodi del bacino o altri organi ancora.
Sintomi del carcinoma uroteliale alla vescica
Per i medici si chiama ‘ematuria’ ed è il sangue nelle urine, il primo dei sintomi a cui prestare attenzione. “La presenza di sangue nelle urine è un sintomo evidente che va segnalato subito al proprio medico e allo specialista urologo, che prescriverà esami specifici” spiega il professor Giuseppe Procopio, direttore del Programma prostata e Oncologia medica Genitourinaria all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. “Nel 75% dei pazienti la malattia si presenta allo stadio iniziale ed è confinata alle parti superficiali della parete vescicale. Così possiamo intervenire chirurgicamente con buone opportunità di guarigione”.
Gli altri segnali del tumore alla vescica che devono mettere in allerta sono bruciore e difficoltà a urinare, oltre che la frequenza di infezioni. Si tratta di disturbi abbastanza generici e legati anche ad altre malattie, quindi il parere del medico è sempre fondamentale. Questi sintomi meritano maggiore attenzione nei fumatori che corrono tre volte tanto il rischio di carcinoma alla vescica, e tra alcune categorie professionali che lavorano a stretto contatto con alcuni agenti chimici.
Quali cure per il tumore alla vescica
Per decenni il trattamento del tumore uroteliale si è concentrato su interventi chirurgici e chemioterapia. Oggi si aprono nuovi scenari promettenti per efficacia e per qualità della vita con l’immunoterapia e le terapie target. L’asportazione dell’organo assieme alla prostata nel maschio o a utero ed ovaie nelle donne è un’eventualità che si considera solo quando il tumore della vescica infiltra lo strato più profondo dell’organo.
Negli ultimi anni, in questi casi, si predilige la cistectomia robotica perché permette di ripristinare le vie urinarie rimosse dalla cistectomia radicale con una ridotta invasività e la massima precisione. Altrimenti con il tumore uroteliale non infiltrante e di piccole dimensioni si cerca di conservare il più possibile la vescica, e di effettuare la rimozione con la resezione endoscopica.
Nuove prospettive per il tumore alla vescica con metastasi
Quando la malattia si estende comporta una prognosi piuttosto severa. Anche in questi casi, però, la ricerca prosegue e apre nuove prospettive. “Il farmaco più promettente si chiama sacituzumab govitecan, un anticorpo-farmaco coniugato già utilizzato nel carcinoma mammario triplo negativo metastatico e che ha avuto ottimi risultati con pazienti che avevano già fatto la classica chemioterapia” precisa il professor Procopio.
L’altra buona notizia è l’attivazione del primo Registro nazionale dei pazienti con carcinoma uroteliale metastatico. Il progetto, promosso da FICOG (Federation of Italian Cooperative Oncology Groups), coinvolge più di 50 centri italiani con l’obiettivo di migliorare la conoscenza sulla patologia neoplastica uroteliale, per sapere quali trattamenti si utilizzano nella pratica clinica e se sono aderenti alle linee guida e far emergere i bisogni dei malati.
Esami e prevenzione dei tumori uroteliali
Le associazioni che offrono supporto
Ti segnaliamo l’Associazione Palinuro – acronimo di ‘pazienti liberi dalle neoplasie uroteliali’ – da anni è al fianco delle persone con tumori uroteliali. Fondata nel 2014 a Milano, è una comunità di pazienti, con diversi comitati regionali, che offre supporto, informazioni ed è attiva nella realizzazione di iniziative di prevenzione, ricerca, formazione e sensibilizzazione.
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