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Terapia ormonale per tumore al seno: come superare gli effetti collaterali

Parlare con gli specialisti, non ignorare i sintomi e adottare uno stile di vita attivo sono gesti che possono migliorare notevolmente la qualità di vita durante le terapie ormonali. Informarsi e condividere la propria esperienza è già parte della cura. Abbiamo parlato di effetti collaterali e di rimedi con la dottoressa Manuelita Mazza, oncologo con incarico di Alta Specializzazione della Divisione di Senologia Medica allo Ieo di Milano.

La terapia ormonale o terapia endocrina è un pilastro nella lotta contro il cancro al seno e più in generale per tutti i tumori che sono sensibili all’azione degli ormoni, quindi anche nel tumore dell’endometrio nelle donne e nel tumore della prostata negli uomini. Gli effetti collaterali delle terapie ormonali prescritte nei tumori ginecologici e al seno vanno affrontati con informazione e supporto medico

Che cos’è la terapia ormonale per il tumore al seno

La terapia ormonale per tumore al seno è un trattamento farmacologico che serve a prevenire il ritorno del tumore nelle pazienti con tumori ormono-sensibili, come molti carcinomi mammari. La terapia endocrina agisce, infatti, bloccando l’azione degli ormoni che possono alimentare la crescita di alcune cellule tumorali, come può succedere nel cancro al seno o nel tumore all’ovaio. È un trattamento di lunga durata (spesso dai 5 ai 10 anni), efficace per ridurre il rischio di recidive, ma può causare effetti collaterali fisici e psicologici che incidono sulla qualità della vita.

Effetti collaterali delle cure ormonali: cosa aspettarsi

Gli effetti collaterali più comuni della terapia ormonale contro il cancro al seno sono menopausa precoce, vampate di calore, aumento di peso, dolori articolari, stanchezza, disturbi cognitivi, sbalzi di umore, secchezza vaginale e disturbi sessuali.
Ogni paziente può reagire diversamente all’ormonoterapia, ecco perché è importante seguire i consigli degli specialisti. “Parlarne è fondamentale” spiega la dottoressa Manuelita Mazzaì. “Bisogna riconoscere i sintomi e non sottovalutarli, anche quelli che riguardano la sfera sessuale e che le pazienti spesso preferiscono ignorare, quasi per vergogna”.

Gli effetti benefici degli inibitori di PARP

Se oggi si registra una riduzione del tasso di mortalità per tumori alle ovaie negli ultimi 5 anni, è anche per merito dell’introduzione dei PARP-inibitori in prima linea. Gli inibitori di PARP, enzima coinvolto in vari processi di riparazione del Dna il cui blocco porta a morte la cellula tumorale, hanno infatti permesso di fare grandi passi avanti in termini di sopravvivenza, libera dalla progressione di malattia. La terapia di mantenimento con i farmaci a bersaglio molecolare si sta dimostrando molto efficace per ritardare il rischio di recidiva nelle pazienti con mutazioni BRCA con deficit genetici che alterano i meccanismi di riparazione dei danni al DNA

Manuelita Mazza oncologa

Dottoressa Manuelita Mazza, oncologo con incarico di Alta Specializzazione della Divisione di Senologia Medica allo Ieo di Milano.

Ridurre i dolori articolari innescati dalla terapia ormonale

Il movimento è l’alleato numero uno per tenere a bada gli effetti indesiderati delle cure ormonali, a cominciare da quegli stessi dolori articolari che ci inducono invece a ridurre ogni attività fisica.

“Non mi stancherò mai di ripeterlo. Non bisogna fermarsi alle sole passeggiate, servono anche pilates, nuoto e palestra”, dice la specialista dello IEO. “L’attività fisica migliora la salute delle ossa e dei muscoli, oltre che essere fondamentale per prevenire l’aumento di peso innescato dalla menopausa indotta.

L’attività fisica, poi, fa benissimo anche all’umore, come dicono diversi studi importanti. A volte, per ridurre i dolori articolari sono utili anche gli integratori, come il magnesio o la curcuma, ma bisogna discuterne con l’oncologo perché alcuni principi possono interferire con le terapie”.

Ormonoterapia e aumento di peso: effetto collaterale sottovalutato

Uno degli effetti collaterali più temuti delle cure ormonali comunemente effettuate per un tumore al seno o all’endometrio è proprio l’aumento di peso. L’alterazione degli equilibri ormonali può rallentare il metabolismo e favorire la ritenzione idrica e l’accumulo di grasso, soprattutto addominale.

La gestione del peso corporeo in terapia ormonale richiede, quindi, attività fisica costante, come sottolinea la dottoressa Manuelita Mazza e conferma con una video intervista il dottor Bettariga, ma anche molta attenzione all’alimentazione, meglio se con il supporto di un nutrizionista e oncologo.

Combattere stanchezza e astenia durante la terapia endocrina

La terapia endocrina altera profondamente l’equilibrio ormonale femminile, riducendo gli estrogeni e causando una sorta di menopausa indotta.

Anche l’astenia è un effetto collaterale che colpisce durante la terapia. Quella stanchezza che non passa nemmeno dopo ore di sonno è uno dei più diffusi effetti collaterali delle terapie ormonali.

Questa condizione può comportare un calo di energia, difficoltà di concentrazione e perdita di memoria a breve termine, spesso descritte come chemo brain o foggy brain, che non riguarda solo chi riceve una chemio bensì è presente anche durante la terapia ormonale per tumore al seno.

“È importante sapere che si tratta di sintomi comuni e temporanei, affrontabili con strategie personalizzate” spiega la dottoressa Mazza. “Ci aiutano anche le attività fisiche a basso impatto, come camminare”.

E quando la stanchezza fisica si accompagna al foggy brain? “Si tratta di un senso di stordimento, della fatica a concentrarsi e a stare sul pezzo. In questo caso la regola numero uno è non pretendere troppo da se stessi” raccomanda l’oncologa. “Fare solo una cosa alla volta e concedersi momenti di relax, magari attraverso meditazione e mindfulness. Per alcuni periodi si può modulare la terapia ormonale e prevedere una breve sospensione, ovviamente discutendone con l’oncologo”.

Cure ormonali e sessualità: effetti collaterali dell’ormonoterapia

Tra gli effetti collaterali più frequenti riferiti dalle pazienti in terapia ormonale dopo la diagnosi di neoplasia c’è un forte disagio nel vivere la sessualità.

Il calo del desiderio, la secchezza vaginale e il dolore durante il rapporto sessuale sono solo alcuni degli effetti collaterali legati alle cure ormonali. Questi sintomi impattano profondamente la sfera affettiva e relazionale della donna. È importante sapere che esistono soluzioni efficaci e personalizzabili, che vanno dai trattamenti locali agli approcci integrati psicologici e sessuologici.

“Quando si segue la terapia ormonale per il tumore possono comparire dolori e sintomi che fanno parte della sindrome genito-urinaria e che aumentano nel tempo. Se accade, bisogna mettere da parte ogni pudore e tabù e rivolgersi subito all’oncologo e al ginecologo” sottolinea la specialista.

I rimedi a disturbi ai genitali spaziano in base al quadro clinico, ma una buona partenza consiste nell’usare ogni giorno prodotti per l’igiene intima a base oleosa, oltre a prodotti idratanti e lubrificanti vaginali, per esempio a base di vitamina E e acido ialuronico”.

Esistono poi anche altre opzioni come le tecniche laser mini invasive che rigenerano i tessuti vaginali, contrastano la secchezza e l’atrofia vaginale, oltre che l’incontinenza urinaria lieve. “Laser e trattamenti ormonali locali a basso dosaggio, approvati anche in contesto oncologico se ben monitorati, possono essere rimedi utili per superare gli effetti collaterali della terapia endocrina. Oggi abbiamo molti più dati di sicurezza e possiamo personalizzare il trattamento parlandone con lo specialista ginecologo” ricorda la dottoressa Mazza. “Alle mie pazienti, però, suggerisco spesso di iniziare un percorso con un sessuologo per sperimentare una dimensione diversa della sessualità, più giocosa e attenta alle emozioni, così da ritrovare benessere nella propria intimità”.

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Parlare con oncologo e psicologo degli effetti collaterali della terapia ormonale è importante per gestire meglio una cura fondamentale. Studi condotti al Tohoku Kosai Hospital, in Giappone e pubblicati sulla rivista Breast indicano che le donne con tumore al seno ad alto rischio potrebbero ottenere benefici dalla terapia ormonale oltre i cinque anni standard.

Gestire depressione e sbalzi d’umore indotti dalla terapia endocrina

La terapia ormonale può avere ripercussioni anche sulla salute mentale. Tante donne raccontano di soffrire di sbalzi d’umore importanti, di accessi di rabbia ingiustificata e di depressione. “Capisco perfettamente il problema. Un tumore si accompagna spesso a un disturbo traumatico e la menopausa indotta dalle cure ormonali provoca sbalzi d’umore, causa l’insonnia, le vampate e peggiora di molto la situazione generale. Però la salute mentale non va mai trascurata, bisogna parlarne con l’oncologo e iniziare un percorso psicologico” sottolinea la dottoressa Manuelita Mazza. “A volte un aiuto farmacologico per un breve periodo (se consigliato dallo specialista) potrebbe giovare all’umore e migliorare alcuni effetti collaterali della menopausa da farmaco”.

L’importanza del supporto psicologico durante la terapia

Non bisogna mai sottovalutare l’impatto emotivo che può avere una terapia ormonale per tumore al seno. Spesso le donne si trovano ad affrontare una trasformazione fisica e mentale che può generare ansia, insonnia e perdita di autostima. Oltre al supporto dell’oncologo, è utile intraprendere percorsi di psico-oncologia o gruppi di ascolto. Parlare apertamente degli effetti collaterali delle cure ormonali è il primo passo per riprendere il controllo della propria vita.

Se stai seguendo una terapia ormonale per un tumore al seno e accusi degli effetti collaterali difficili da gestire — come depressione, stanchezza persistente, dolori articolari o problemi nella sfera intima — non esitare a parlarne con il tuo oncologo. Oggi, le cure ormonali sono sempre più personalizzate e possono essere adattate alle esigenze della singola paziente, anche modulando le dosi o la durata della terapia.

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