Gli effetti del tumore sulla coppia : quando la malattia allontana
Con la diagnosi di tumore cresce il rischio di separazione. Ma salvare la coppia è importante anche per la salute. Lo conferma uno studio realizzato su 700mila pazienti oncologici e pubblicato sul Journal of Clinical Oncology: con la fine della relazione si hanno ripercussioni negative sulla qualità delle cure, sulla qualità di vita e sull’esito del trattamento. Il beneficio in termini di sopravvivenza è addirittura più alto di quello ottenuto dalla chemio
Quando arriva la diagnosi, il tempo si rompe. È come se la stanza dell’ambulatorio si allungasse all’improvviso, i rumori diventassero ovattati, le frasi del medico restassero sospese nell’aria. In una coppia, quel momento si sdoppia: la stessa tempesta, due mari diversi. C’è chi sente l’urgenza di reagire subito, chi invece resta immobile, come pietrificato. C’è chi vorrebbe essere abbracciato in silenzio e chi – per amore – comincia a telefonare, cercare visite, compilare moduli. Il cancro, più che una prova d’amore, è una prova di traduzione: bisogni differenti che devono trovare una lingua comune.
Come ritrovare l’equilibrio di coppia
“Non giudicatevi nei giorni dell’urto” suggerisce la cancer coach Mara Mussoni. “La prima fase è spesso confusa e piena di scosse emotive: è fisiologico che l’altro non risponda esattamente come vorremmo. Tenete aperta la porta alla possibilità che il partner stia facendo del suo meglio, solo in un modo diverso dal vostro”.
Come si fa, allora, a trasformare quel disallineamento in un ritmo possibile?
Le coppie che ce la fanno, raccontano i professionisti che le seguono, non sono quelle senza conflitti. Sono quelle che imparano a mettere in agenda la presenza. Non grandi discorsi, non “riunioni di coppia” infinite, ma un quarto d’ora al giorno in cui non si cercano soluzioni e non si fanno bilanci: ci si racconta com’è andata, cosa ha fatto male, cosa – anche minima – ha aiutato. A volte basta un dettaglio: “Quando hai stretto la mia mano in sala d’attesa mi sono sentita meno sola”. È un modo per ricordarsi che, oltre alle analisi e ai referti, esiste una trama di gesti che fanno la differenza.
Come aiutare una persona malata di tumore
La malattia attraversa stagioni diverse e in ognuna cambia la musica domestica. Durante i trattamenti, l’agenda detta legge: orari, effetti collaterali, stanchezza che arriva come un’onda lunga. Qui la coppia impara l’arte della concretezza. C’è da decidere chi accompagna alle visite, come organizzare i pasti, quali amici coinvolgere per non bruciarsi tutte le energie in pochi giorni. Per quanto lo si desideri, non è immediato capire come aiutare una persona malata di tumore, anche se la persona è quella che ci vive accanto da sempre.
«Una delle frasi che sento più spesso è: ‘Non so cosa dire, quindi sto zitto’»racconta Mussoni. «Invece aiuta nominare ciò che pesa e chiedere aiuto specifico. Il partner smette di indovinare e comincia a partecipare davvero».
Attingere a rituali di coppia consolidati
Nel periodo di sorveglianza, quando le visite si diradano e la vita sembra voler tornare com’era, può affacciarsi una nostalgia strana: la nostalgia dell’attenzione. Non perché sia mancato affetto, ma perché la routine, con la sua apparente normalità, fa emergere nuove paure. È il momento in cui una coppia si rende conto se ha costruito rituali ai quali può attingere nuovamente: una camminata fissa, una lenta colazione domenicale, una serata alla settimana senza parlare di malattia. Piccoli accordi che dicono: non siamo solo paziente e caregiver, siamo ancora noi.
Non solo: quando ci sono i figli, mantenere due o tre piccoli rituali – la favola della buonanotte, la pizza del sabato, il gioco di carte dopo cena – offrono ai figli senso di sicurezza: la normalità è possibile anche nella tempesta.
La malattia allontana la comunicazione e l’ascolto uniscono
Poi ci sono i giorni delle terapie o della criticità, quelli in cui l’energia va centellinata e ogni decisione pesa doppio. È qui che la conversazione si fa più profonda e, paradossalmente, più semplice se si è imparato a parlarsi prima. Le domande cambiano: cosa conta davvero per noi in questo mese? Che cosa vogliamo proteggere adesso? Quali impegni sono indispensabili e quali si possono spostare? È un esercizio di priorità e di gentilezza.
Vivere con una persona malata di tumore e fare squadra
C’è un concetto, nella psicologia della coppia, che vale la pena tenere a mente: affrontare lo stress come squadra. Significa passare dalla conta dei torti alla condivisione degli sforzi. Invece di “tu non capisci”, è più costruttivo “ecco cosa mi spaventa e come potresti aiutarmi”. Invece di “faccio tutto io”, meglio un “oggi sono al quaranta per cento, domani prendi tu il timone?”. È un movimento reciproco: chi sta male impara a chiedere in modo chiaro; chi sostiene impara a collaborare. Gli effetti benefici si colgono subito: ci si sente più alleati nelle questioni serie.
Costruire una nuova vicinanza nella sessualità
Il corpo, intanto, cambia. La terapia lascia segni, la stanchezza si infila tra le lenzuola, il desiderio va e viene, la paura del dolore o del rifiuto fa alzare barriere invisibili. Parlare di sessualità in queste condizioni sembra un lusso, invece è parte della relazione. Non si tratta di prestazioni, ma di vicinanza. A volte significa ridefinire l’intimità: concedersi carezze lente, una doccia insieme, un massaggio senza fretta. A volte significa mettere in parole, senza imbarazzo, ciò che avvicina e ciò che allontana. La frase più utile è spesso la più semplice: ‘Mi fa bene quando… Mi allontana quando…’
Programmare i momenti di tenerezza quando l’energia è più alta non toglie poesia, la salva. E se il corpo chiede strumenti – lubrificanti, cuscini, posizioni diverse – non è una sconfitta, è prendersi cura. Quando serve, chiedere un confronto con gli esperti aiuta sciogliere nodi e superare imbarazzi.
Il caregiver ogni tanto può delegare
Il partner che si prende cura, intanto, rischia di scomparire dietro l’agenda. È un errore comune e comprensibile: c’è tanto da fare, qualcuno deve farlo. Ma l’effetto collaterale si chiama esaurimento. Il modo per prevenirlo è meno eroico e più umile: delegare. Dire sì agli amici che vogliono cucinare, stabilire turni con un familiare, accettare il supporto dei servizi del territorio. La coppia non perde forza se apre la porta, la moltiplica. Anche qui le parole sono chiavi: “Ho bisogno di due ore per me” non è una richiesta, bensì utile manutenzione.La malattia allontana la comunicazione e l’ascolto uniscono
Non tutte le fatiche, però, si risolvono con i buoni propositi. Ci sono segnali che meritano ascolto professionale: litigi che si ripetono, silenzi che diventano muri, un senso di solitudine che non molla mai. Chiedere aiuto non certifica un fallimento, ma responsabilità. La psico oncologia e la terapia di coppia offrono la possibilità di rimettere in circolo parole, emozioni e decisioni.Navigare nella stessa direzione, anche dentro la tempesta
Resta una domanda: come si misura la salute di una relazione in mezzo a una malattia come il tumore? Non con i grandi gesti, ma con la qualità delle domande che ci si fa e con la capacità di darsi risposte oneste. A volte aiuta fermarsi e guardare la propria storia di coppia con occhi nuovi. Quanto mi sento compreso? Che cosa mi ricarica veramente? Che cosa dell’altro, può alleggerirmi? Scriverlo e po rileggerlo insieme trasforma intuizioni in azioni. “L’obiettivo è trovare un equilibrio diverso, realistico e gentile, dove la malattia non occupi ogni stanza” dice Mussoni. La coppia, in questo senso, è un laboratorio: si prova, si corregge, si riprova. Non tutto andrà al primo colpo, ma l’idea di allenarsi insieme sostituisce la stanchezza rassegnata con una fatica sensata. Alla fine, l’elenco di consigli crea una trama: due persone che imparano a dirsi le paure senza ferirsi, a distribuire il peso senza contarne i grammi, a toccarsi senza chiedere al corpo ciò che non può dare, a tenere vivo un angolo di normalità in cui riconoscersi. È la storia di chi, nella stessa tempesta, sceglie ogni giorno di navigare nella stessa direzione. E questa, con o senza diagnosi, è ancora la definizione più convincente di amore.Contributor
Con un passato di paziente oncologica, oggi Mara Mussoni è la prima Cancer Coach Professionista Certificata in Italia, Coach ACC ICF, Formatrice e docente di counseling oncologico. Collabora con medici e associazioni che danno sostegno ai malati di tumore.
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