carcinoma cervice uterina

Il tumore al collo dell'utero? Scoperto per caso

“Ho scoperto il tumore al collo dell’utero con la prevenzione”. Durante la nostra chiacchierata, Serena Pinelli ripete più volte questa frase. Oggi, l’adenocarcinoma alla cervice uterina, trovato quasi per caso grazie al test Hpv, la spinge a sensibilizzare tutte le donne sull’importanza di fare visite di controllo regolari.

Per questo mese di gennaio dedicato alla prevenzione del tumore al collo dell’utero, la nostra sezione Cancer Confidential dedicata alle testimonianze dei malati di cancro si arricchisce della storia di Serena, che a 43 anni ha dovuto affrontare la diagnosi di un adenocarcinoma alla cervice uterina. L’intervento chirurgico era necessario e urgente, ma ora Serena convive con le conseguenze di un’operazione così radicale e inaspettata.

Come accorgersi di avere un tumore?

“A chi mi chiede come ci si accorge di avere un tumore, rispondo: con la prevenzione. Se non avessi fatto i controlli di routine, forse oggi non potrei parlare della mia esperienza di guarigione dal cancro” racconta Serena. “La mia vita a Lucca è fatta di impegni tra lavoro e famiglia, come quella di tante altre donne. La scoperta di avere un tumore è arrivata per caso”. Nel febbraio del 2021, infatti, la vita cambia improvvisamente. Serena è in perfetta forma e in ottima salute quando riceve l’invito a eseguire lo screening per il tumore alla cervice con il test dell’Hpv, ovvero del papilloma virus che può essere responsabile di questa patologia. “Ho sempre fatto Pap test e visita dal ginecologo ogni anno. Poi, complice il Covid, un anno ho saltato questo appuntamento. Ma non avevo sintomi, stavo bene quindi sono andata a fare l’esame per l’HPV tranquilla, convinta che avrei ricevuto la solita lettera con il referto negativo”.

“Per gli altri sono guarita, ma dentro vivo ancora un terremoto con tantissime scosse d’assestamento”.

Come si fa la colposcopia e perché

Invece, Serena viene chiamata per un ulteriore accertamento: deve sottoporsi a una colposcopia. “Non sapevo neanche bene di che cosa si trattasse. Ma ho capito subito che se mi chiedevano di fare una colposcopia qualcosa non andava” ricorda Serena.

Se il Pap test mostra delle anomalie o comunque dà esiti dubbi è normale, infatti, approfondire con una colposcopia. Per effettuare la colposcopia il medico dilata la vagina con lo speculum, come quando esegue un normale Pap test, e poi inserisce il colposcopio, uno strumento ottico che permette di osservare la mucosa del collo dell’utero con la lente di ingrandimento.

Durante l’esame, il medico può eseguire un piccolo prelievo di tessuto (biopsia) oppure può rimuovere direttamente delle lesioni, con l’elettroescissione, da analizzare in laboratorio. “Ricordo ancora il tono accusatorio del medico mentre mi chiese da quanto non facessi un Pap test e mi avvisò che avrebbe fatto anche un prelievo per una biopsia”.

La biopsia è positiva

Serena dovrebbe ritirare l’esito il 7 maggio, ma il 29 aprile riceve una telefonata: deve recarsi in ospedale la mattina successiva. Purtroppo le restrizioni legate al Covid sono ancora in vigore e così si trova a ricevere da sola la notizia più devastante della sua vita. “Ricordo la dottoressa che ha sussurrato la frase ‘mi dispiace, è positivo’. Io non sono riuscita a dire nulla, tanto che lei mi ha scritto il suo numero di telefono su un foglietto, consigliandomi di richiamarla. Ero così confusa…”.

“Non mi stancherò mai di sensibilizzare sull’argomento. Quando ho scoperto il tumore, amiche e colleghe sono andate a fare visita e test per l’Hpv, ma mi hanno confessato che non sempre lo eseguivano. C’è una specie di tabù per questi controlli, soprattutto dopo la gravidanza. Invece salvano la vita e io ne sono la prova. Vorrei poter fare qualcosa per aiutare le persone che stanno facendo il mio stesso percorso”.

La mia missione è ricordare a tutte le donne quanto sia importante fare prevenzione e dedicarsi controlli ginecologici regolari”.

Dalla canonizzazione dell’utero all’isterectomia

Nei giorni successivi, Serena si ritrova catapultata in un vortice di esami e visite. Il primo passo è la conizzazione dell’utero. Si tratta di un piccolo intervento chirurgico per rimuovere dalla cervice uterina una porzione di tessuto da controllare al microscopio per verificare la presenza di cancro.

L’esame istologico non lascia dubbi e la diagnosi è chiara: Serena ha un adenocarcinoma al collo dell’utero. Purtroppo, i medici le dicono che l’unica soluzione è l’isterectomia radicale, ovvero l’asportazione di utero, tube, collo dell’utero, ovaie e parte superiore della vagina.

“Siccome, consultandomi con specialisti in altri centri, mi hanno detto che c’erano più rischi nel rimuovere le ovaie a 42 anni rispetto all’eventualità che fossero già intaccate dal tumore, abbiamo fatto una serie di accertamenti diagnostici, tra tac e risonanze, e quindi abbiamo optato per tenere le ovaie e quindi monitorarle successivamente con uno stretto follow up”.

Mantenere le ovaie operative significa proteggersi dagli effetti della menopausa anticipata. Però, in sala operatoria, rimuovono addirittura 37 linfonodi, con conseguenze destinate ad accompagnare Serena per la vita.

“Sono stata fortunata perché il tumore era piccolo come dimensioni e non ho avuto bisogno di radioterapia o chemio. I medici mi hanno ripetuto che l’esame per l’Hpv mi ha salvato la vita perché non avevo sintomi e, se mi fosse accorta della malattia un anno dopo, forse non sarei qui”.

testimonianza tumore utero

50 mila donne in Italia hanno il tumore alla cervice

  • Il tumore alla cervice è causato principalmente dal papillomavirus (HPV) 99% 99%
  • Il test HPV riduce il rischio di sviluppare il tumore 70-80% 70-80%
  • L’infezione genitale da HPV è presente nei maschi asintomatici tra 18 e 70 anni 65% 65%

Linfedema e ritenzione urinaria: le conseguenze dell’intervento

Oggi Serena si sottopone ai controlli di follow up ogni sei mesi e sta imparando a convivere con la malattia. “L’asportazione dei linfonodi mi ha causato un linfedema alla gamba e al basso ventre. Ho anche dei disturbi alla vescica che sto ancora curando. I momenti peggiori per me sono arrivati proprio dopo l’intervento. Non me lo aspettavo”.

Serena pensava che con un intervento così importante e radicale, una volta superata la convalescenza si sarebbe lasciata tutto alle spalle. Purtroppo, il linfedema secondario e la ritenzione urinaria con tutte le problematiche di gestione correlate sono due delle conseguenze di un intervento così importante. “Credevo che uscita dall’ospedale il periodo difficile sarebbe finito, invece ho realizzato davvero e per la prima volta che nulla sarebbe stato più come prima. Sono cambiata, nel fisico perché non potrò più avere figli, e nella mente. Il cancro ti cambia per sempre”.

Dopo il tumore: supporto psicologico e condivisione

“La malattia mi sta regalando anche qualcosa di positivo. Un medico mi ha fatto notare che in questi casi una donna impara a volersi bene e a prendersi cura di se stessa. Verissimo: il mio benessere è diventato una priorità, cerco di fare quello che mi piace e mi fa stare bene, nel corpo e nella mente”.
Ecco perché Serena vuole dare un consiglio a chi sta affrontando un tumore: “Bisogna vivere ogni emozione come si presenta, senza avere paura di chiedere un sostegno psicologico. Non è un segno di debolezza, anzi si tratta di un gesto d’amore verso se stessi e verso le persone che ci stanno vicine”.
Il supporto è fondamentale: proprio perché lo sappiamo, noi di Koala Strategy abbiamo inaugurato un servizio gratuito di counseling con il Centro Berne.

“La condivisione è vita, come la prevenzione” ripete Serena, che sul suo profilo Instagram racconta la sua storia e offre consigli. “Non mi stancherò mai di sensibilizzare le donne di ogni età sull’argomento. Quando ho scoperto il tumore, amiche e colleghe sono andate a fare visita e test per l’Hpv, ma mi hanno confessato che non sempre lo eseguivano. C’è una specie di tabù per i controlli ginecologici, soprattutto dopo la gravidanza. Invece salvano la vita e io ne sono la prova”.

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