Stomatite da chemioterapia: dal dolore al sollievo (la guida dell’oncologo)
Circa il 40% dei pazienti sottoposti alla chemio sviluppa una mucosite orale da chemioterapia. Le afte e il bruciore, il gonfiore e la difficoltà a deglutire, ecco i segnali di questa infiammazione che può compromettere davvero la qualità della vita. Se stai affrontando un percorso oncologico, è fondamentale che tu sappia riconoscere i sintomi della stomatite così come è importante sapere che ci sono strategie efficaci per trattarla.
Abbiamo parlato con il dottor Luca Imperatori, oncologo attento alla gestione degli effetti collaterali delle terapie antitumorali, per capire meglio come comportarsi quando si accusano i primi fastidi alla bocca.
Lui ci guida attraverso cause, sintomi e rimedi per affrontare i problemi dati dalla stomatite che può interferire con le azioni quotidiane basilari come mangiare, bere e parlare. E ci offre anche utili soluzioni per gestire il dolore. Perché, come sottolinea anche lui, ‘sopportare in silenzio‘ non è un’opzione.
Cos’è la stomatite da chemioterapia
La coddetta mucosite da chemioterapia è un’infiammazione e ulcerazione delle mucose del cavo orale.
«La mucosa che riveste la lingua così come la parte interna di guance, gengive, palato e tutto il nostro cavo orale, durante la chemioterapia può infiammarsi» spiega lo specialista. «I trattamenti chemioterapici, soprattutto quelli antiblastici tradizionali, sono studiati e formulati per colpire le cellule tumorali che sono caratterizzate dalla capacità di rapida proliferazione”
Se da una parte si blocca la crescita delle cellule tumorali, dall’altra però si colpisco anche le cellule sane con le stesse caratteristiche: ovvero le cellule che rivestono il cavo orale, quelle del cuoio capelluto con conseguente alopecia), o quelle che producono globuli rossi causando l’anemia.
Quindi che cosa succede? «Quindi, non essendoci più un adeguato ricambio, si riduce lo spessore della mucosa, si creano micro e macro lesioni, e si genera ciò che chiamiamo disepitelizzazione, cioè un’alterata copertura dello strato che dovrebbe proteggere il nostro cavo orale» descrive il dottor Imperatori.
I farmaci che provocano la mucosite orale
Non tutti i farmaci chemioterapici provocano la mucosite da chemio con la stessa frequenza. “Diciamo che una stomatite di tipo lieve è abbastanza frequente, circa il 40% dei pazienti comunque riferisce irritazione” indica il dottor Imperatori.
Alcuni farmaci sono particolarmente impattanti: «Per esempio il cisplatino, farmaco chemioterapico utilizzato per trattare vari tipi di cancro, come i tumori ai testicoli, ovaie, polmone e testa-collo appunto» ci spiega l’oncologo.
«Così anche per il fluorouracile, usato in un grande spettro di neoplasie come i tumori del colon, dello stomaco, del pancreas, del seno e i tumori del cavo orale. Il fluorouracile è il farmaco più impattante sulle mucose, perché è quello che puntualmente provoca la stomatite, con una percentuale intorno al 70-80%».
Sintomi della stomatite in bocca
Come dicevamo, i disturbi della stomatite orale da chemioterapia si manifestano attraverso un processo infiammatorio caratteristico.
L’infiammazione comincia con il fastidio, accompagnato da arrossamenti, irritazioni e gonfiore. Con le leggere ulcerazioni e le afte in bocca puoi ancora riuscire a mangiare cibi solidi.
Ma quando i sintomi aumentano, anche il dolore cresce e diventa difficile seguire una dieta solida. Il livello successivo è l’impossibilità di alimentarsi. «Per i pazienti, la stomatite può diventare una grande sofferenza, perché risulta doloroso anche mettere dell’acqua in bocca per bere» spiega l’oncologo.
Propoli, acido jaluronico, aloe sono i principi attivi per preparati efficaci nel trattamento della mucosite.
Come si cura la stomatite da chemio
Per gestire la stomatite e le afte da chemioterapia i rimedi sono diversi e sempre tutti molto naturali.
«I collutori sono la prima cosa da usare» suggerisce il dottor Imperatori. «Da quelli con clorexidina che hanno una blanda azione antisettica e nel contempo antinfiammatoria, fino ad arrivare a recenti presidi a base di acido ialuronico orosolubile, molto efficaci. L’acido ialuronico è un componente fondamentale del tessuto connettivo, stimola la rigenerazione e favorisce l’idratazione».
In questi casi è molto importante cercare le soluzioni più naturali. «Nel comparto della fitoterapia troviamo sostanze che agiscono efficacemente nello stimolare la rigenerazione dei tessuti», afferma il dottor Imperatori.
-> L’aloe è il rimedio principale – «Il gel – all’interno delle foglie – ricco di sostanze antiossidanti e antinfiammatorie favorisce in maniera importante i processi di cicatrizzazione e di rigenerazione cellulare. L’aloe ha due grosse famiglie botaniche, l’aloe vera e l’Aloe arborescens, che è la varietà con la più alta concentrazione di principi attivi». Ma la sua minore resa e la maggiore difficoltà di lavorazione la rendono meno comune sul mercato.
Altri rimedi fitoterapici efficaci includono:
-> Calendula – «Una semplice tisana a base di calendula da utilizzare come collutorio, ha un effetto antinfiammatorio e stimolante la cicatrizzazione».
-> Propoli – Il rimedio forse più semplice per tutti è un collutorio con la propoli contenuta nel miele. «Lo si può diluire con un po’ di acqua calda e utilizzare come collutorio, dall’azione fortemente antinfiammatoria” suggerisce il dottor Imperatori. “Puoi anche chiedere al farmacista di preparare la tintura madre di propoli, un concentrato di proprietà antibatteriche, antinfiammatorie e antiossidanti». Da applicare direttamente sulle afte da chemioterapia o da usare diluito in acqua come collutorio. Ed è una soluzione naturale davvero molto efficace.
Alimentazione giusta: consigli
Modificare l’alimentazione è fondamentale quando hai la stomatite. «Al posto dei cibi solidi si passa a quelli morbidi, frullati e passati, possibilmente non più caldi, al massimo tiepidi, perché anche lo stesso contatto termico innesca il dolore» consiglia il dottor Imperatori.
«Altra cosa da evitare sono i cibi speziati o magari particolarmente acidi, perché un peperoncino per esempio o un’altro spezia accentuano il bruciore fino a scatenare dolore».
Il problema non va sottovalutato: «Il disagio iniziale di una mucosite può trasformarsi in una sofferenza tale da compromettere la capacità di nutrizione del paziente. E se c’è un rischio che il paziente oncologico deve assolutamente evitare è il calo di peso provocato dalla malnutrizione».
Gestione del dolore: non devi soffrire
La gestione del dolore è un aspetto cruciale che non va trascurato. «Il dolore non ha nessuna utilità dal punto di vista medico, anzi va gestito e trattato. Sopportare il dolore vuol dire sottrarre energia vitale alla persona e al sistema immunitario che deve rispondere alla malattia.
Quindi, non mi stancherò mai di ripetere che non serve sopportare il dolore e non serve soffrire. Se il dolore c’è, bisogna dirlo al medico e quindi trattarlo» afferma con decisione il dottor Luca Imperatori.
Oggi esistono molti presidi terapeutici: «Dai classici analgesici da assumere per bocca ad altre possibilità. Perché se parliamo di pazienti con stomatiti, può essere difficile anche assumere una banale compressa. In questi casi oggi possiamo somministrare l’antidolorifico per via transdermica, cioè con l’applicazione di un cerotto».
Oppiacei: sfatiamo i pregiudizi
«Abbiamo a disposizione anche la grande classe degli oppiacei» sottolinea il dottor Imperatori. «Attorno ai quali c’è ancora un certo blocco psicologico, legato ad antichi retaggi che associano l’assunzione della morfina ai malati terminali.
Si tratta di pregiudizi errati: la classe molecolare degli oppiacei è una delle più naturali che il nostro organismo possa utilizzare. Gli oppiacei stimolano i nostri recettori antidolorifici ed è il motivo per cui sono così efficaci nella gestione del dolore senza creare dipendenza».
Il dolore va ascoltato e gestito. Per i pazienti oncologici con la mucosite ci sono efficaci opzioni analgesiche.
Soluzioni pratiche per mangiare
Il dottor Imperatori propone una soluzione pratica per i suoi pazienti che non riescono mangiare per il dolore causato dalla stomatite in bocca.
«Una cosa che faccio spesso, grazie alla grande collaborazione del mio team, è chiedere al farmacista ospedaliero di preparare una soluzione con un antidolorifico dall’effetto volutamente molto rapido, in modo tale da anestetizzare il cavo orale giusto per il tempo di consumare il pasto».
Una soluzione rapida, personalizzata e, davvero indolore, per dare al paziente con la mucosite da chemio o da radioterapia la possibilità di mangiare.
«I pazienti che vengono in ospedale in day hospital per fare la terapia, poi tornano a casa con la boccetta preparata dal nostro farmacista e le istruzioni per utilizzarla durante i pasti. Bastano quei 5 minuti per lo sciacquo e poi si può mangiare il frullato o la crema di verdura con maggiore tranquillità.
L’importante è non avere paura di dichiarare il proprio dolore e la propria sofferenza al personale medico. Anche se nessuno te lo chiede», sottolinea lo specialista.
Stomatite da radioterapia e protonterapia
Ma la chemioterapia non è la sola responsabile della stomatite in bocca. «Oltre che dalla chemioterapia, la mucosite è provocata anche dalla radioterapia, che ha un’irradiazione mirata sulla specifica zona malata da trattare» sottolinea il dottor Imperatori.
«Accade nel trattamento dei tumori dell’area testa-collo, quando il tessuto neoplastico si trova nel cavo orale, quindi faringe, palato, lingua, gengive».
Anche se la radioterapia agisce in maniera sempre più mirata, di modo da preservare i tessuti sani, inevitabilmente il danno si può verificare.
«Per cercare di riparare i danni, un po’ come la ferita che cerca di cicatrizzarsi, si innesca il processo infiammatorio che comporta dolore, gonfiore, edema e calore».
La protonterapia espone allo stesso rischio.
«La protonterapia è comunque una radioterapia quindi si ha la stessa azione lesiva sul tessuto. Anche se l’irradiazione è tecnologicamente raffinata, il tessuto viene comunque colpito, solo che con la protonterapia l’area è più circoscritta» precisa il medico.
Il dolore e i disturbi sono sempre gli stessi, qualunque sia la terapia oncologica scatenante. Quindi anche i rimedi sono equivalenti, l’importante è alleggerire il paziente oncologico del peso inutile del dolore.
Candidosi orale: infezione da evitare
La candida in bocca è una complicazione seria della mucosite. «Bisogna tenere presente che nel momento in cui comincia un processo di infiammazione come la stomatite, sostanzialmente si innesca un processo che apre la porta alle infezioni» avverte il dottor Imperatori.
«Spesso, infatti, l’infiammazione è una candida provocata da un’esuberante proliferazione di candida albicans, fungo normalmente presente nella nostra flora batterica. Quando, però, approfittando magari del calo delle difese immunitarie e delle lesioni che si creano sull’epitelio, prolifera in maniera eccessiva, genera quella mucosite importante e ben identificabile».
Sintomi della candidosi orale e cure
Come riconoscere la candida in bocca? «Basta guardare il cavo orale del paziente per vedere la lingua spennellata di uno strato bianco, la candida, che può avvolgere addirittura l’intero corpo della lingua, raggiungere le tonsille ed estendersi».
Curare la candidosi orale tempestivamente è essenziale. «Gestire una micosi da candida o una stomatite di altro tipo è importante non solo per alleviare la sofferenza, ma anche per non obbligare all’interruzione della terapia antitumorale che, per avere successo, deve proseguire senza intoppi per il periodo pianificato».
La candida orale non trattata può avere conseguenze serie: «Ma un’interruzione forzata per una candida, che magari rischia di compromettere la stessa vita della persona, si traduce anche in un fallimento terapeutico. Quindi, quando compaiono i disturbi del cavo orale a maggior ragione è importante parlarne subito con l’oncologo, proprio per evitare che la situazione peggiori e che vada addirittura a compromettere le terapie».
Contributor
Dottor Luca Imperatori, Specialista in Oncologia, responsabile dell’Unità operativa semplice di Gestione Integrata dei Tumori della Testa e del Collo, Ospedale S. Croce Fano (PU). Esperto di nutrizione, promotore della Fondazione Francesca Pirozzi per l’importanza dell’alimentazione per i malati oncologici.
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