fisioterapia oncologica

Muoversi per guarire: l’esercizio fisico alleato contro il cancro

La ricerca scientifica lo conferma: l’attività fisica è fondamentale per la qualità della vita e durante le terapie oncologiche. Quando diventa parte integrante del trattamento può ridurre la crescita tumorale e abbassare il rischio di mortalità. Ne parliamo con il dottor Francesco Bettariga, fisioterapista e ricercatore in Exercise Medicine for Cancer presso la University of Technology Sydney, Australia.

Quando si riceve una diagnosi di cancro, la mente corre ai farmaci, alle chemioterapie, alle sedute di radioterapia. L’esercizio fisico, nella maggior parte dei casi, non compare nemmeno nella lista delle priorità. Eppure la scienza sta dimostrando qualcosa di rivoluzionario: il movimento non è un’attività accessoria per chi affronta una malattia oncologica. È una vera e propria medicina.

A raccontarcelo è il dottor Francesco Bettariga, fisioterapista con un master in Exercise Science conseguito a Londra e una lunga esperienza come ricercatore clinico all’Exercise Medicine Research Institute dell’Edith Cowan University di Perth, in Australia, uno dei centri più avanzati al mondo nella ricerca sull’esercizio fisico in oncologia. Oggi il dottor Bettariga si occupa di ricerca all’University of Technology Sydney. Il suo ruolo è focalizzato sullo studio di come l’esercizio fisico mirato può influenzare la biologia del tumore, l’efficacia dei trattamenti oncologici e la sopravvivenza dei pazienti. Integra ricerca clinica alla fisiologia dell’esercizio e ai risultati ottenuti nei pazienti con tumore.

Il muscolo come farmaco: cosa succede nel corpo durante l’allenamento

Al centro delle ricerche che studiano i benefici dell’esercizio fisico per il paziente oncologico c’è un meccanismo biologico affascinante. “Quando facciamo esercizio, i muscoli non si limitano a contrarsi e consumare energia: rilasciano nel circolo sanguigno piccole proteine chiamate miochine” spiega l’esperto. “Tra gli effetti di queste molecole che viaggiano per tutto il corpo ci sarebbe anche la possibilità di inibire la crescita e proliferazione delle cellule tumorali”.
Infatti, come vi abbiamo raccontato in questo articolo, lo studio in laboratorio condotto dal dottor Bettariga su un gruppo donne con cancro al seno, ha evidenziato che sessioni di allenamento strutturate, possono inibire la crescita del tumore fino al 30-35%.

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Praticare attività fisica regolare riduce la mortalità nei malati di cancro e il rischio di sviluppare recidive.

Benefici dell’attività fisica sui malati

Il numero degli studi che confermano i benefici del movimento è in costante aumento. A seconda del tipo di cancro, si è riscontrato che livelli più elevati di attività fisica dopo la diagnosi sono associati a un minor rischio di mortalità anche per i pazienti con tumori di polmone, ovaio, endometrio, prostata e vescica.

“Impegnarsi nell’attività fisica dopo una diagnosi di cancro comporta una sopravvivenza più lunga e un minore rischio di recidive” sottolinea Bettariga. “Uno studio canadese sul cancro al colon ha prodotto forse la prova più potente del legame tra esercizio e sopravvivenza: su 950 pazienti seguiti per vent’anni, si è visto nelle persone allenate una riduzione della mortalità del 7% rispetto ai malati del gruppo di controllo”.

Il numero acquista un peso enorme se paragonato all’efficacia di certi chemioterapici. In alcuni casi, infatti, quel 7% supera ciò che la chemio stessa riesce a ottenere. “È la dimostrazione diretta, al di fuori del laboratorio, che l’esercizio riduce concretamente il rischio di morire per chi ha affrontato un tumore” rimarca lo specialista.

I benefici non si fermano al cancro al colon o al seno. Studi analoghi condotti su pazienti con tumore alla prostata in stadio avanzato hanno confermato gli stessi effetti. “Il messaggio deve essere chiaro” dice Bettariga. “ Non importa il tipo di tumore, non importa lo stadio. Quello che conta è cominciare il prima possibile”.

Qual è la migliore attività fisica per un paziente oncologico

Come si traduce tutto questo nella vita quotidiana di una persona che sta affrontando il cancro? “Non esiste un esercizio universalmente migliore per un certo tipo di tumore: esiste, invece, il programma più adatto al quadro clinico di quella persona, in quel momento” avverte lo specialista. “Il parametro più semplice da usare è la percezione soggettiva della fatica su una scala da 0 a 10. Per ottenere i benefici antitumorali di cui si parla, occorre raggiungere una fatica percepita tra 6 e 8, ovvero un’intensità moderata-alta: un po’ di fiatone, i muscoli che si fanno sentire, qualche goccia di sudore”. Non si deve arrivare all’esaurimento totale, ma nemmeno fermarsi alla passeggiata rilassata della domenica pomeriggio.

Le linee guida internazionali raccomandano ai pazienti oncologici di combinare esercizio aerobico (bicicletta, camminata veloce, nuoto, tapis roulant) e allenamento con i pesi o i macchinari.

Ma ogni piano, per avere effetti terapeutici, va costruito sulla persona: “Chi ha perso massa muscolare a causa della nausea da chemio ha bisogni diversi da chi ha aumentato di peso per via del cortisone e degli ormoni” sottolinea Bettariga. “Chi soffre di osteoporosi richiede un approccio diverso da chi deve gestire la fatica cronica”.

La fatica si vince muovendosi: il paradosso che cambia la vita

Ed è proprio la stanchezza, o meglio la fatigue, uno degli ostacoli più grandi che Francesco Bettariga incontra ogni giorno con i suoi pazienti: “La fatica oncologica è una stanchezza diversa da quella ordinaria che si prova al termine di una giornata intensa. La fatica da cancro che spesso accompagna la malattia e le terapie è profonda e persistente”.

La reazione più istintiva in questi casi è fermarsi, riposare, aspettare che passi. Il problema è che questa strategia non funziona. “Anzi, peggiora le cose: l’immobilità crea un circolo vizioso in cui i muscoli si indeboliscono, il peso corporeo cambia, la densità ossea diminuisce e la stanchezza aumenta” spiega lo specialista. “Sono stanco, quindi non mi muovo diventa Non mi muovo, quindi sono ancora più stanco”.

Gli esercizi da fare quando la stanchezza è tanta

Il rimedio naturale contro la fatica oncologica è controintuitivo: con l’attività fisica si combatte la fatigue oncologica, mentre riposarsi aumenta la stanchezza. Sembra un paradosso, ma è la realtà.

Però, resta il fatto che in certi momenti non si trovino nemmeno le energie per salire le scale di casa. “In quei giorni di fatigue, si possono fare piccoli esercizi, come usare una pedaliera da divano, fare qualche esercizio con un elastico mentre si guarda la TV, alzarsi e sedersi dalla sedia venti volte” suggerisce il fisioterapista. “Sembrano esercizi banali, ma in una situazione di forte debilitazione fisica, sono il punto di partenza per rompere il circolo vizioso. L’esercizio è benzina, necessaria proprio quando il serbatoio è vuoto”.

Paure da sfatare, rischi protesi e metastasi

Da sempre si associa la malattia alla necessità di riposo. Ma quando l’organismo non deve combattere contro virus o batteri, bensì contro cellule tumorali, ormai sappiamo che l’attività fisica è un’arma potente da schierare insieme alle altre terapie.

Molte persone che hanno affrontato un tumore e una ricostruzione con protesi temono, però, che l’esercizio possa causare danni fisici. “Se si introduce l’esercizio fisico in modo graduale e progressivo, questo rischio non esiste. La chirurgia moderna ha raggiunto livelli di precisione elevati, e un corpo guidato correttamente trae grandi benefici da un allenamento costante” rassicura Bettariga.

Il discorso cambia davanti alle metastasi ossee. “Diventa fondamentale affidarsi a un professionista specializzato in riabilitazione oncologica, che valuti con attenzione cosa fare e cosa evitare. Il rischio di fratture in presenza di tumori ossei e di metastasi è reale, e la prudenza deve essere massima” avverte l’esperto. Mentre per la maggior parte dei pazienti oncologici, muoversi nei modi e nei tempi giusti è sempre meglio che restare fermi.

“L’esercizio fisico non è divertente. Ma nemmeno la chemioterapia lo è”. 

Exercise Medicine: una prescrizione come i farmaci

Così come un medico sceglie il farmaco adatto nella dose giusta in base alla storia clinica di quella persona, il fisioterapista o il kinesiologo specializzati costruiscono un piano di allenamento su misura. Questa è la exercise medicine: l’esercizio fisico come vera e propria medicina, da prescrivere con una posologia specifica, individualizzata, adattata al singolo paziente.
“Qui in Australia, stiamo lavorando affinché l’attività fisica diventi parte integrante e standard del trattamento oncologico: non qualcosa da praticare quando capita, ma una componente inclusa nel percorso di cura, al pari della chemioterapia o della radioterapia” dice Bettariga. “Lo stesso va fatto in Italia”.

Come trovare il professionista giusto (anche a distanza)

In Italia, la figura del fisioterapista specializzato in riabilitazione oncologica esiste, ma serve un numero maggiore di specialisti. Per questo motivo, Francesco Bettariga suggerisce di allargare la ricerca anche ai professionisti con altrettante competenze come i kinesiologi, laureati in scienze motorie con master in attività fisica adatta alle patologie croniche.

Per chi vive in aree remote o non riesce a recarsi di persona da uno specialista, l’esercizio fisico attraverso consulenze online è un’alternativa concreta. Il punto fondamentale, tuttavia, è effettuare una valutazione iniziale.

“Il paziente oncologico può avere controindicazioni specifiche (lesioni ossee, problemi cardiovascolari, alti livelli di fatica) che è indispensabile conoscere prima di iniziare qualsiasi programma. Affidarsi ciecamente a percorsi online generici, senza una valutazione professionale, può essere rischioso” avverte Stefano Bettariga. “Bisognerebbe ottenere almeno una prima valutazione con un professionista (in presenza o online) e quindi un programma personalizzato da seguire in autonomia. L’ideale sarebbe avere anche degli incontri periodici di follow-up, ogni uno o due mesi, per monitorare i progressi e aggiornare gli esercizi”.

Prospettive per il futuro

Guardando ai prossimi anni, il dottor Bettariga indica due frontiere di ricerca. “La prima riguarda i pazienti con metastasi ossee, che rappresentano una percentuale significativa di chi convive con il tumore, per i quali mancano ancora indicazioni chiare su cosa sia possibile fare in sicurezza. La seconda interessa il sistema immunitario: la nostra prima linea di difesa contro i tumori, spesso compromessa dalle terapie. La domanda che i ricercatori si pongono è se e come l’attività fisica possa potenziarlo, rendendolo più efficace nel riconoscere e combattere le cellule tumorali”.

Una risposta positiva a questa domanda cambierebbe profondamente l’approccio alla cura oncologica. Intanto, oggi sappiamo che il movimento deve diventare una scelta terapeutica, perché i benefici dell’attività fisica per i malati sono supportati da evidenze sempre più solide. Ogni paziente oncologico dovrebbe avere il diritto di conoscere e di ricevere come parte del proprio percorso di cura la possibilità e le indicazioni per fare esercizio fisico, così da migliorare gli effetti delle cure e la qualità della vita.

Contributor

fisioterapia oncologica dottor Bettariga

Dottor Francesco Bettariga ricercatore in Exercise Medicine for Cancer presso la University of Technology Sydney. Docente di corsi di formazione e workshop dedicati a professionisti e pazienti oncologici, per l’applicazione dell’esercizio in modo precisa, sicuro e personalizzato. Contatti: sito web e Instagram (bettarigaexercisemedicine).

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