Rimedi naturali all’atrofia vulvare e vaginale. Comfort in terapia
Secchezza, bruciore, dolore intimo dopo terapie oncologia o durante tutto il periodo della menopausa indotta. I sintomi dell’atrofia vulvare e vaginale spesso si accompagnano all’incontinenza urinaria. I rimedi ci sono e funzionano. Prima si agisce e meglio è ma, come ci ricorda Elena Bertozzi, la fisioterapista specializzata che abbiamo intervistato, si può fare molto anche a distanza a anni
Il percorso complesso delle terapie oncologiche lascia tracce profonde non solo sul corpo, ma anche nella sfera della femminilità. Atrofia vulvo vaginale, bruciore e secchezza intima sono conseguenze frequenti di chemioterapia, radioterapia, ormonoterapia e chirurgia oncologica.
Disturbi ginecologici che molte donne affrontano in silenzio, talvolta con rassegnazione. Eppure, oggi la medicina riabilitativa offre soluzioni concrete ed efficaci per recuperare qualità di vita e serenità.
Ne abbiamo parlato con la dottoressa Elena Bertozzi, fisioterapista specializzata in riabilitazione del pavimento pelvico, che ci ha guidato attraverso le possibilità terapeutiche più avanzate.
La menopausa indotta: quando il corpo cambia repentinamente
Molti dei disturbi che compaiono durante le terapie oncologiche interessano l’area genitale pelvica. L’atrofia vaginale, la secchezza, la dispareunia (ovvero il dolore durante i rapporti) sono sintomi di un cambiamento tissutale profondo, spesso legato alle terapie di soppressione ormonale, ma anche in seguito a chemioterapia, radioterapia e interventi chirurgici, come la rimozione delle ovaie.
“Durante le terapie di soppressione ormonale si crea una menopausa indotta che dà luogo a una sintomatologia a cascata che, a differenza di una menopausa fisiologica, si manifesta in modo prepotente e repentino” spiega la dottoressa Bertozzi.
Proprio questa rapidità rende particolarmente impegnativo l’adattamento. Il corpo non ha il tempo di abituarsi gradualmente ai cambiamenti, e l’impatto sulla quotidianità può essere significativo. Fortunatamente, le tecnologie di nuova generazione sono capaci di contrastare questa sintomatologia, con strumenti efficaci per tutte le donne.
Ossigenoterapia: delicatezza e naturalità
Tra i rimedi alla secchezza vaginale, la terapia con l’ossigeno offre l’approccio più delicato.
“L’ossigeno stimola in maniera naturale la rigenerazione tissutale e agisce come battericida e disinfettante naturale” spiega la dottoressa. “Ecco perché si impiega l’ossigenoterapia per l’atrofia vulvo-vaginale e per il bruciore vaginale. In pratica si inserisce una cannula intravaginale che eroga aria con alta concentrazione di ossigeno. Il trattamento può essere arricchito con acido ialuronico, nebulizzato insieme all’ossigeno, in modo da idratare i tessuti genitali per un’azione sinergica ancora più efficace”.
La peculiarità di questo approccio risiede nella sua estrema tollerabilità: “È come fare un aerosol” precisa la dottoressa. “Non richiede tempi di attesa né recupero, e può essere avviato immediatamente, anche durante il percorso di terapie oncologiche. L’acido ialuronico erogato contestualmente mantiene i tessuti adeguatamente umidi, prevenendo quella fastidiosa sensazione di bruciore che l’ossigeno, da solo, potrebbe occasionalmente provocare”.
Radiofrequenza quadripolare: rimedi naturali all’atrofia vulvare e vaginale
Quando si cercano soluzioni efficaci per contrastare l‘atrofia vulvare e l’atrofia vaginale, la radiofrequenza quadripolare dinamica è una delle tecnologie più avanzate e sicure nel panorama oncologico.
Questa metodica permette di alleviare anche i sintomi della sindrome genito-urinaria in menopausa (sia fisiologica che iatrogena) nelle donne che stanno affrontando terapie oncologiche per il tumore mammario.
La radiofrequenza corpo può essere applicata sia a livello vulvare che all’interno del canale vaginale. “Il trattamento stimola la produzione di collagene, con beneficio tangibile e immediato” spiega l’esperta. “Si ha un sostanziale miglioramento del trofismo tissutale, della lubrificazione e della vascolarizzazione. La stimolazione naturale della produzione di collagene, elastina e acido ialuronico consente di ripristinare progressivamente l’elasticità e la compattezza del canale vaginale, con benefici che si estendono sia nella funzionalità che nel benessere percepito”.
Ci sono trattamenti naturali per curare l’atrofia vulvo vaginale che si possono fare anche durante le cure oncologiche.
Il meccanismo della radiofrequenza: rigenerazione senza trauma
La domanda sorge spontanea: come può la radiofrequenza stimolare una rigenerazione così profonda senza danneggiare tessuti già compromessi dalle terapie oncologiche?
“La radiofrequenza funziona emettendo onde elettromagnetiche ad alta frequenza tramite un manipolo inserito nella vagina. Queste onde generano calore nei tessuti per stimolare i fibroblasti, le cellule responsabili della produzione di nuovo collagene, elastina e acido ialuronico” ci spiega la fisioterapista.
Il parallelo con l’estetica medica è immediato: è lo stesso principio del lifting non chirurgico del viso, una tecnologia che sfrutta la capacità naturale dell’organismo di rigenerarsi.
La radiofrequenza quadripolare non provoca dolore, non richiede anestesia né tempi di guarigione, evitando di imporre ulteriori traumi a tessuti che hanno già attraversato percorsi terapeutici impegnativi. “La radiofrequenza quadripolare stimola un processo naturale, con un raggio d’azione mirato di circa 2 cm che permette un trattamento di precisione” aggiunge la dottoressa Bertozzi.
Eventuali controindicazioni alla terapia con radiofrequenza quadripolare dinamica possono esserci nelle pazienti con tumori ginecologici e urologici, ma solo perché a oggi non vi sono ancora studi condotti su questi gruppi di donne. “Resta il fatto che prima di effettuare il trattamento su una paziente o ex paziente oncologica, si richiede sempre il parere dell’oncologo” precisa la dottoressa.
Atrofia vaginale: i trattamenti che funzionano
Tra gli strumenti efficaci contro l’atrofia vaginale, il ginecologo può proporre terapie che spesso sono precluse in caso di tumori ormonali. Con la fisioterapia, invece, non ci sono limiti. “Radiofrequenza e ossigeno, sono il primo step per migliorare lubrificazione e idratazione, ma poi suggerisco anche l’esercizio” spiega la specialista. “Come tutti i tessuti, pure quelli della vagina si possono allenare. Quindi, anche quando l’atrofia vaginale è causata dai farmaci oncologici, suggerisco l’automassaggio e l’uso di dilatatori vaginali”.
I dilatatori vaginali contro l’atrofia
I dilatatori vaginali sono dispositivi medici progettati per il trattamento di atrofia vaginale, dispareunia (dolore durante i rapporti) e altri disturbi vaginali e vulvari, forniti in kit di diverse dimensioni per un uso graduale.
“I dilatatori si usano quotidianamente per rimettere in forma la zona: con appositi esercizi si allena la vagina a mantenere quello stato di dilatazioneper 10-15 minuti al giorno. Così i tessuti imparano e recuperano l’elasticità” chiarisce Elena Bertozzi.
Il concetto è tanto semplice quanto efficace: come ogni struttura del nostro corpo, anche i tessuti vaginali possono essere allenati. Con costanza, pazienza e strumenti appropriati, è possibile recuperare progressivamente elasticità e funzionalità che sembravano perdute.
Imparare l’automassaggio
Parallelamente ai trattamenti ambulatoriali, esiste infatti una dimensione della cura che si svolge nell’intimità della propria casa. Le terapie professionali mirate a migliorare la qualità tissutale si accompagnano così a strategie domiciliari finalizzate al recupero funzionale.
“Soprattutto con la radioterapia, è importante insegnare alla donna a praticare un automassaggio, perché i tessuti risultano più rigidi dopo le irradiazioni locali” spiega la dottoressa Bertozzi. “L’automassaggio, eseguito con oli o creme nutrienti specificatamente formulati, può rivelarsi particolarmente prezioso anche come preparazione all’intimità di coppia, contribuendo a rendere i tessuti più elastici e ricettivi”.
Incontinenza urinaria: rimedi
Con l’atrofia vulvo-vaginale i sintomi non si limitano alla sfera della sessualità. “Frequentemente, questa condizione si accompagna a deficit funzionali quali l’incontinenza urinaria da sforzo, caratterizzata da perdite involontarie che possono verificarsi anche in seguito a sollecitazioni minime come uno starnuto o un colpo di tosse” spiega la dottoressa Bertozzi.
“In queste circostanze, il protocollo terapeutico integra esercizi specifici di rinforzo e di consapevolezza propriocettiva della muscolatura pelvica, che ha subito modificazioni repentine e significative. Gli approcci riabilitativi e conservativi sono completamente indolori e con un’efficacia clinicamente dimostrata”.
La fisioterapista raccomanda di cominciare la riabilitazione del pavimento pelvico con una seduta alla settimana. Già dopo quattro appuntamenti, però, la situazione migliora e si può passare alle sedute di mantenimento, una volta al mese. Naturalmente, ogni percorso va calibrato sulle specifiche necessità della paziente, con modalità e frequenze personalizzate.
Timing ottimale: anticipare per prevenire
Una questione di primaria importanza riguarda il momento più appropriato per avviare questi trattamenti: durante il percorso oncologico o al suo termine? La risposta della specialista è inequivocabile: “Se riusciamo a iniziare proprio durante le terapie, possiamo evitare che i sintomi dell’atrofia vaginale aumentino in intensità e varietà. Prima agiamo e meglio riusciamo a gestire la situazione”.
Adottare una strategia mirata mentre le terapie oncologiche sono ancora in corso, può fare la differenza nel prevenire l’aggravarsi dei sintomi. Però, è importante sottolineare che non esiste un ‘troppo tardi’.
“A volte, si presentano donne anche a distanza di anni dalla comparsa dei sintomi. Sono quasi rassegnate, ma io spiego che si può sempre migliorare, basta nutrire e stimolare i tessuti per ottenere una reazione”, rassicura la fisioterapista. “Stiamo parlando di tessuti biologici, di cellule che hanno la loro vita; se le fai lavorare rispondono sempre”.
Questo messaggio è fondamentale: la capacità rigenerativa dei tessuti persiste, e con le giuste stimolazioni è possibile ottenere miglioramenti significativi anche a distanza di tempo.
“L’obiettivo è accompagnare l’intero percorso di terapia anti ormonale con un supporto costante, ma non invasivo” spiega la dottoressa Elena Bertozzi.
Il percorso dell’ormonoterapia: anni di carenza estrogenica
Quando il tuo percorso terapeutico prevede la terapia ormonale, in genere si parla di cure per cinque anni, e i disturbi ginecologici legati alla carenza di estrogeni diventano compagni di viaggio di lunga durata. La buona notizia è che comunque si può agire dal punto di vista riabilitativo.
“Rispetto a importanti aderenze o situazioni post chirurgiche locali, è più semplice per noi riattivare la lubrificazione e l’elasticità che vengono meno con l’atrofia vaginale in seguito alla menopausa indotta per un tumore al seno” rassicura la dottoressa Bertozzi.
L’approccio terapeutico si articola su più livelli: trattamenti ambulatoriali con radiofrequenza e ossigenoterapia per stimolare attivamente i tessuti, affiancati da una routine domiciliare che comprende ovuli con acido ialuronico, creme emollienti, automassaggio e utilizzo progressivo di dilatatori.
“Una volta consolidati i primi miglioramenti, le sedute ambulatoriali possono essere diradate o adattate in base alle esigenze percepite” spiega l’esperta. “L’obiettivo è accompagnare l’intero percorso di terapia anti ormonale con un supporto costante, ma non invasivo, che sostenga la qualità di vita senza appesantire ulteriormente un calendario già denso di appuntamenti medici”.
La riabilitazione va sempre personalizzata
La medicina moderna ha compreso che standardizzare è riduttivo, soprattutto in ambiti delicati come quello della riabilitazione pelvica post-oncologica. Ogni donna porta con sé una storia unica, un percorso terapeutico individuale.
“Tutto va sempre valutato caso per caso: può capitare che ci siano situazioni per cui si preferisce iniziare con un po’ di terapia manuale e successivamente si passa alla radiofrequenza, o viceversa” conferma la dottoressa Bertozzi.
“Il lavoro richiede sempre una collaborazione con l’oncologo di riferimento che deve autorizzare l’avvio delle terapie riabilitative”. Soprattutto, serve un dialogo aperto, empatico e privo di tabù, per costruire quella relazione di fiducia indispensabile a personalizzare ogni fase del percorso.
->La radiofrequenza quadripolare dinamica può essere effettuata presso alcune strutture ospedaliere di eccellenza, dove viene prescritta in seguito a visita ginecologica per il trattamento dei sintomi dell’atrofia vaginale.
->Più rapida l’alternativa di rivolgersi a fisioterapisti specializzati in riabilitazione del pavimento pelvico, professionisti che hanno acquisito competenze specifiche in questo delicato ambito.
Ritrovare la serenità è possibile
Non accettare di convivere con bruciore e secchezza intima, dolore durante i rapporti o episodi di incontinenza urinaria. Queste manifestazioni, per quanto comuni con le terapie oncologiche, non sono una condanna definitiva. Le soluzioni esistono, sono scientificamente validate e possono restituire quella dimensione di benessere intimo che hai il diritto di preservare o recuperare.
Con gli strumenti terapeutici appropriati, il supporto di professionisti specializzati e pazienza verso te stessa, puoi riconquistare qualità di vita, serenità e quella dimensione di intimità che è parte integrante del benessere femminile.
Contributor
La dottoressa Elena Bertozzi, Fisioterapista del pavimento pelvico, consulente sessuale e Docente Universitaria a Parma. Seguila sul suo account Instagram. Riceve al Poliambulatorio Sirio di Fidenza (PR).
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