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Rossella Corea: la guarigione dopo il linfoma di Hodgkin

La storia di Rossella Corea non è un caso isolato di guarigione, ma riflette una realtà molto incoraggiante per chi riceve oggi una diagnosi di linfoma di Hodgkin. I dati più recenti ci raccontano infatti che questo tumore ha una delle prognosi migliori tra le neoplasie ematologiche, con una sopravvivenza netta a 5 anni dalla diagnosi che raggiunge l’82-87% nei pazienti italiani.

Guardando alle storie di giovani come Rossella i dati sono molto promettenti. I numeri del linfoma di Hodking sulla sopravvivenza diventano, infatti, ancora più rassicuranti: la sopravvivenza a 10 anni supera il 90% nella popolazione pediatrica e nei giovani adulti, mentre i tassi di guarigione toccano il 90% negli stadi iniziali e il 70% anche negli stadi avanzati del linfoma di Hodgkin.

Classe 1990, Rossella è autrice del blog Into the Ross, un diario che trabocca di emozioni e di passioni. Insieme ad altre 4 ragazze ha creato il progetto #Tettebiscottate4Airc: le iconiche magliette per sostenere la ricerca sul tumore al seno e la campagna Nastro Rosa di Fondazione AIRC.
Se avessimo una sola parola per descrivere Rossella Corea, sceglieremmo curiosa. La curiosità, per il mondo che la circonda e per la vita, la accompagna ogni giorno soprattutto dopo che il tumore di Hodgkin le ha insegnato a inseguire ogni desiderio.

I sintomi del linfoma confondono Rossella

Rossella ha visto in faccia la malattia ma oggi riesce a riviverla con il sorriso rilassato di chi ce l’ha fatta. “Ho quasi 32 anni e la mia storia di paziente oncologica inizia a 26. Mi trovavo a Lisbona dove avevo terminato l’Erasmus e guardavo al vicino traguardo della laurea. Sono sempre stata un po’ zingara: con la mia famiglia ho girato diverse città italiane e poi mi sono trasferita a Verona. Durante l’università, però, sono andata in Portogallo. Quando per le vacanze di Natale sono tornata a casa, in Veneto, mia mamma ha notato che avevo il collo gonfio. Non avevo sintomi di nessun genere, anche perché a quell’età non si pensa mai alle malattie e ci si crede, giustamente, invincibili. Per capire il motivo di quel gonfiore anomalo sono cominciati i controlli, uno dopo l’altro, fino a scoprire che avevo un nodulo alla tiroide”.

Detto fatto, il nodulo viene subito rimosso con un intervento chirurgico. Ma per Rossella, diversamente da quello che poteva pensare, l’operazione non segna la conclusione bensì il principio del percorso oncologico. “Ricordo l’ansia di tutti quei controlli. La prima volta in cui ho fatto la Pet mi sono messa a pregare nel macchinario.”

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Tra un aereo e l'altro la chemio per il linfoma

Passano le settimane e seguono nuovi esami, finché con gli esiti arriva la diagnosi definitiva: Linfoma di Hodgkin.
Rossella rimane interdetta davanti a quella notizia, ancora adesso quello che le è accaduto le sembra quasi impossibile. “Mi ricordo che l’unica domanda che sono riuscita a formulare è stata ‘Quindi?’. All’epoca non sapevo nulla di tumori e cure oncologiche. L’oncologa mi ha spiegato che avevo un linfoma al quarto stadio e per curarmi avrei dovuto affrontare diversi cicli di chemioterapia. Da quel momento tutto è cambiato, sono diventata un’altra persona”.

Rossella mostra una grinta che stupisce tutti, a cominciare da se stessa, per affrontare tutto quello che l’aspetta senza paure o esitazioni. “Volevo cominciare le terapie. Tormentavo l’oncologa per iniziare il prima possibile e poter tornare al più presto alla mia quotidianità. Desideravo che passasse tutto in fretta, tanto che ho trascorso quei mesi di cicli di chemioterapia sempre in volo tra Lisbona, dove vivevo, e Verona, dove venivo a fare le infusioni”.

Il tumore mi ha insegnato che non siamo alberi, non abbiamo radici che ci ancorano al terreno. Possiamo cambiare, ascoltare noi stessi e percorrere strade sempre diverse”.

I momenti duri e la sofferenza dei familiari

Mentre ripercorre quei mesi, Rossella si accarezza i capelli, che ora non vuole più tagliare e ripensa a quell’enorme macigno che ancora le pesa sul cuore. “L’aspetto peggiore era vedere gli altri in pena per me. I miei genitori si sono separati quando ero ragazza, eravamo una famiglia un po’ ammaccata eppure abbiamo trovato insieme la forza per andare avanti. Ma quando sentivo papà piangere o vedevo che mia mamma e mio fratello nascondevano a fatica il loro dolore, non riuscivo a perdonarmi. Non potevo fare nulla per loro ed era terribile”.

Alcuni istanti vissuti durante le terapie per la cura del linfoma di Hodgkin sono immagini stampate in maniera indelebile nella sua anima. “Una volta, dopo la chemio sono partita per la Svizzera con mio papà, che lavorava lì. Ero stremata, senza forze, ho dormito tutto il viaggio e anche il giorno successivo. Poi sono tornata a Lisbona e ho scoperto di aver vinto una borsa di studio. Così, ho telefonato subito a lui per dargli la bella notizia. Si è messo a piangere e non riusciva più a smettere perché era ancora sconvolto per avermi visto stare così tanto male in quei giorni passati insieme …”.

Quando il cancro colpisce un malato, spaventa e paralizza ancora di più i familiari che gli stanno accanto. Perché vorrebbero essere di aiuto e supporto, ma si sentono impreparati e impotenti oltre che terrorizzati. Ecco perché ogni caregiver, che ha un ruolo fondamentale nel percorso di cura dei pazienti oncologici, avrebbe bisogno di preparazione e sostegno soprattutto psicologico.

Il primo step della guarigione dal tumore di Hodgkin è compiuto

Dopo i momenti difficili, arriva il momento di tirare un sospiro di sollievo e ritrovare il sorriso. “Quando ho terminato i cicli di chemioterapia mi sono sentita libera. Mi è dispiaciuto lasciare i miei compagni di avventure in ospedale, perché si era creata una specie di famiglia. Uno di loro mi ripeteva che dovevo crederci, che ce l’avrei fatta. Aveva ragione”.

Sono passati cinque anni dalla diagnosi e Rossella festeggia questo importante traguardo aprendo la porta a nuovi sogni. Secondo i dati recenti, fa parte di quella fetta compresa tra l’82% e l’87% di pazienti italiani, con valori leggermente superiori nelle donne rispetto agli uomini, con una sopravvivenza netta a 5 anni dalla diagnosi di linfoma di Hodgkin.

“Leggere e scrivere sono le mie grandi passioni e il mio blog è nato dopo la malattia proprio perché avevo voglia di aprirmi e desidero scrivere un romanzo. Mi ha sempre bloccato il timore del giudizio della gente, ma da quando faccio terapia ho capito che devo fregarmene. Il mio sogno è riuscire a fare ciò che mi rende felice, realizzare i miei progetti. Oggi sono tornata a vivere a Verona e ho cambiato lavoro: mi occupo di digital Pr e social media per un’azienda. Il tumore mi ha insegnato che possiamo cambiare, ascoltare noi stessi e percorrere strade sempre nuove”.

I dati sulla sopravvivenza da linfoma di Hodgkin danno speranza

Come spiega la ricerca medica più aggiornata, la prognosi per il Linfoma di Hodgkin è positiva, con una sopravvivenza a 10 anni dalla diagnosi superiore al 90%. Anche le recidive, a differenza di altri tumori, possono essere curate con successo nella maggior parte dei casi.

Quello che rende ancora più roseo il panorama sono i continui progressi terapeutici: l’introduzione di regimi chemioterapici innovativi come il BrECADD e l’uso dell’immunoterapia stanno ulteriormente migliorando la prognosi. I dati evidenziati dallo studio clinico HD21 condotto su oltre 1500 pazienti con linfoma di Hodgkin avanzato fanno ben sperare.I trial clinici con regime BrECADD mostrano una sopravvivenza libera da progressione a 4 anni del 94,3%, con un carico tossicologico inferiore rispetto ad altri regimi intensivi utilizzati.

I progressi clinici ci dicono che quella che un tempo era considerata una malattia temibile oggi, nella grande maggioranza dei casi, permette la completa guarigione e il ritorno alla vita. Proprio come ha fatto Rossella Corea con la sua ritrovata curiosità per il mondo.

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