paura del cancro

Paura della risonanza e ansia da tac? Colpa della scanxiety

Chi è in cura per un tumore conosce benissimo quell’ansia mista a paura che cresce quando si avvicina il momento di fare la Tac, le lastre o di infilarsi nel claustrofobico apparecchio per la  risonanza magnetica. La psiconcologa Luigia Carapezza ci spiega come superarla

Gli inglesi usano il termine scanxiety. In una sola parola descrivone quel misto di paura, ansia e preoccupazione che probabilmente hai vissuto anche tu. Accade prima, durante o dopo gli esami di scansione del tuo corpo che vengono fatti alla ricerca delle tracce di tumore: la risonanza magnetica, la tac e le lastre. Ne abbiamo parlato con la psiconcologa Luiga Carapezza, per capire che cos’è e come si affronta l’ansia da tac, detta anche paura da risonanza magnetica.

Un disagio diffuso tra i malati di cancro

Le terapie per la cura del cancro hanno effetti importanti sui pazienti, tanto che nel 50% dei casi si riscontrano disagi psicologici, come ansia e depressione. “Spesso questi disturbi proseguono anche quando la persona guarisce” sottolinea la dottoressa. ” Proprio in questo contesto nasce la scanxiety che possiamo definire l’ansia che insorge quando si devono eseguire tutti quegli esami che servono per la diagnosi del tumore, per stabilire il percorso di cura o, ancora, per i follow-up. È un problema molto diffuso: personalmente tutti i pazienti che seguo me ne parlano”.

Come si manifesta la scanxiety

“I pazienti raccontano di un’ansia molto forte, che li blocca, perché sentono crescere la preoccupazione che la malattia possa progredire o che le cure non stiano facendo effetto” spiega la psiconcologa. “Quest’ansia si scatena parecchio tempo prima dell’esame, anche un mese prima, la paura aumenta durante il test e la preoccupazione cresce finché non arrivano gli esiti”. Alle manifestazioni che toccano la sfera psicoemotiva si aggiungono poi quelle fisiche, come il senso di claustrofobia per la risonanza magnetica, sbalzi d’umore e insonnia nei giorni precedenti l’esame, tachicardia e palpitazioni quando ci si deve sottoporre alla tac o altri esami. “Molti pazienti lamentano anche un senso di angoscia e di affaticamento uniti alla difficoltà di concentrazione perché la paura paralizza le loro giornate” aggiunge la dottoressa Luigia Caparezza.

Come si gestisce l'ansia da tac e altri esami oncologici

Vivere questa complessità di emozioni, chiamate scanxiety, è stressante. Invece di rassegnarsi a questo stato di angoscia è possibile cercare un rimedio. “Certo, ci sono tanti suggerimenti che possiamo dare e mi piace sottolineare che riguardano l’intero team curante. Radiologi e medici devono curare la comunicazione con il paziente per metterlo a proprio agio e supportarlo in questi momenti. Anche a livello organizzativo si possono migliorare tanti aspetti, come le lunghe attese sia per fare l’esame che per avere l’esito o per prenotare” sottolinea la dottoressa.

Ma per chi prova sulla propria pelle questo disagio, che cosa si può fare? “Un buon sistema per tenere lontani i pensieri angoscianti è informarsi e domandare al medico di che esame si tratta, come si esegue passo dopo passo, quanto dura… Conoscere ogni dettaglio ci rende più tranquilli. Magari, si può chiedere al radiologo anche di farci vedere prima la stanza dove si fa l’esame o il macchinario. Aiuta anche farsi accompagnare da una persona cara, uno speciale alleato che possa farci compagnia, tenerci la mano e distarci un po’. Per gestire i momenti critici è utile mettere in pratica la tecnica di respirazione diaframmatica: una respirazione lenta e ben fatta riduce la frequenza cardiaca e aiuta a concentrarsi sul presente, alleggerendo paure e pensieri negativi. Sono molto efficaci anche la mindfulness, la meditazione e le tecniche di rilassamento muscolare, con uno psiconcologo che ci insegna a metterle in pratica”.

Parlane con l'oncologo e scegli centri specializzati

Tra i grandi vantaggi dell’agopuntura c’è la sicurezza di una tecnica che non interferisce in alcun modo con le terapie perché si tratta di aghi privi di attivi. “Anzi, siccome allevia alcuni disturbi che possono rendere alcune cure salvavita più pesanti da sopportare, l’agopuntura aiuta il paziente a proseguire senza cedimenti la terapia oncologica, indispensabile per la guarigione” sottolinea il professor Claudio Zamagni, direttore dell’Unità operativa di Oncologia medica, senologica e ginecologica del Sant’Orsola di Bologna.

Se anche tu vuoi provare l’agopuntura per alleviare i disturbi correlati alle terapie oncologiche, parlane con il tuo oncologo o il medico curante e rivolgiti solo a un centro specializzato come i centri di Oncologia integrata.

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