scrittore Massimo Vitali

Massimo Vitali: “Ho un tumore al cervello e vivo una vita al giorno”

Vivi una vita al giorno. È una frase così forte e potente. E Massimo Vitali la ripete più volte durante la nostra chiacchierata. Se a pronunciarla non è solo uno scrittore ma è anche una persona che ha un tumore, ogni parola e ogni virgola assumono una forza unica.

Bolognese doc, lo scrittore Massimo Vitali sa essere ironico e divertente sia quando parla di un amore che finisce come nel suo Il circolo degli ex (Sperling) dove mostra il lato paradossale e tragicomico di certe relazioni, sia quando racconta di amori che nascono nel suo libro per ragazzi Zeno in condotta (De Agostini). Come scrive nella bio del suo profilo Instagram “Non sarà un tumore a fermare il buonumore”, Massimo non rinuncia alla battuta e all’ironia nemmeno in questa intervista in cui si racconta e racconta della sua storia di malato di cancro.

Come accorgersi di avere un tumore?

“I primi sintomi del tumore al cervello? A giugno del 2021 ho iniziato ad avere delle allucinazioni. Vedevo una persona che mi parlava e sentivo anche una musica, una specie di colonna sonora. Questi episodi duravano qualche minuto e poi passavano. All’epoca l’ho detto solo a una carissima amica, Angela, che mi ha consigliato di fare una risonanza magnetica, ma non l’ho ascoltata. Poi ad agosto, durante la presentazione di un libro a Cattolica, è capitato ancora. A quel punto sono andato da un neurologo, che mi ha suggerito di approfondire da un altro medico”.

Il secondo specialista pensa subito alle auree epilettiche e gli prescrive una risonanza urgente. Però pochi giorni prima dell’esame Massimo ha una crisi epilettica sotto la doccia, in piscina. La corsa al Pronto soccorso, inizialmente per ricucire semplicemente la ferita sulla fronte che Massimo si è procurato cadendo a terra durante la crisi epilettica, si trasforma in un ricovero.

“Quando ti rubano un quarto di cervello, gli effetti collaterali sono tanti. Con alcuni vado d’accordo, con altri un po’ meno.”

La diagnosi di astrocitoma cerebrale

Cominciano le analisi e gli esami di approfondimento che si concludono con la diagnosi: tumore al cervello. Successivamente l’esame istologico dichiara che il tumore al cervello di Massimo Vitali è un astrocitoma di grado 2. “Ho sempre reagito con forza e leggerezza. L’unica cosa che mi ha fatto arrabbiare è stata l’insensibilità dell’oncologa che, davanti ai miei genitori, mi disse che il tumore sarebbe comunque tornato. Puoi sottoporti all’intervento, effettuare le terapie successive ma l’astrocitoma cerebrale si ripresenterà sempre. Mi è dispiaciuto moltissimo per loro. Non riesco a immaginare il dolore e la preoccupazione davanti a quella sentenza sulla vita del loro unico figlio. Deve essere stata una sofferenza immensa. I miei genitori però, hanno reagito subito con grinta, lucidità e un atteggiamento pragmatico che mi commuove ancora adesso”. Infatti, Massimo si esibisce in una serie di espressioni buffe per bloccare la commozione e riprendere il racconto del suo percorso di cura dall’astrocitoma al cervello.

Ogni giorno vale una vita

Nonostante l’intervento chirurgico al cervello per rimuovere il tumore, il ricordo di quei giorni non ha i colori cupi delle storie peggiori. Invece, di soffermarsi sugli effetti collaterali, Massimo dà spazio ai ricordi positivi perché, come lui tiene a raccontare durante gli incontri gratuiti nelle scuole: “Anche da un momento brutto possono nascere esperienze belle”.

Con leggerezza e ironia Massimo Vitali racconta del suo percorso nella malattia sull’account Instagram. “Ho capito che ci sono cose da accettare e basta, come le terapie oncologiche, e che cercare diagnosi su Internet è molto pericoloso. Dobbiamo affidarci ai medici e provare a vivere Una vita al giorno, per citare il titolo di un mio romanzo. Bisogna imparare a cercare ogni giorno un motivo per cui ha senso vivere e rivalutare le piccole cose”.

Dopo quattro anni, tante esperienze e un rapido calcolo, continuo a pensare sempre di più a una semplice ma indiscutibile realtà: abbiamo una vita sola”.

I ricordi dell’intervento: un bacio da film

Se gli chiedi di condividere un ricordo brutto del suo periodo in ospedale, lui ti racconta del litigio con la mamma per l’odiato pigiama da indossare durante il ricovero e del compagno di stanza logorroico. “Forse è perché la malattia mi fa dimenticare i dettagli, io ho conservato i ricordi belli che hanno accompagnato il ricovero. Per esempio, in ospedale ho ritrovato una vecchia amica. Da ragazzi abbiamo fatto entrambi i bagnini, poi ci siamo persi. Lei è diventata anestesista nell’ospedale in cui ero ricoverato. Quando lo ha scoperto si è fatta cambiare i turni per seguire il mio intervento in sala operatoria: vedere il suo volto sopra di me, prima di addormentarmi, mi ha fatto pensare alla scena del bacio iconico tra Kirsten Dunst e Tobey Maguire nel film Spiderman”.

astrocitoma

Astrocitoma di grado 2: casi e guarigioni

  • L’incidenza dell’astrocitoma tra i tumori al cervello primitivi 50% 50%
  • Incidenza dell’astrocitoma grado 2 rispetto a tutti i tumori al cervello primitivi 15% 15%
  • Sopravvivenza a 5 anni, nei casi di basso grado (2) 70% 70%

Tra radio e chemioterapia Massimo Vitali non perde il sorriso

Mentre lui racconta, a tratti ti strappa una risata, perché nonostante stia parlando di un tema doloroso come un tumore al cervello, riesce a cogliere un lato ironico in qualsiasi situazione. Poi solleva uno strano casco di plastica azzurro e spiega che era quello indossato nelle sedute di radioterapia effettuate dopo l’intervento chirurgico alla testa. “Ho fatto radioterapia per un mese, ma ogni seduta durava 15 minuti al giorno e io ne approfittavo per farmi accompagnare dagli amici e poi andare a pranzo con loro”.

Terminata la radioterapia si passa alla chemioterapia. Ma lui si dice fortunato, perché doveva prendere solo una compressa e non doveva stare ore e ore attaccato a una flebo come raccontano gli ex pazienti oncologici che lo seguono su Instagram. “Dopo 12 mesi ho dovuto sospendere la terapia perché spesso i globuli bianchi erano bassi. Però adesso va tutto bene” afferma con semplicità e leggerezza.

Inutile chiedergli se abbia vissuto momenti di depressione o di difficoltà, perché Massimo ti risponde scrollando la testa: “Non credo, se li ho vissuti non li ricordo. Ma è certo che il tumore mi ha cambiato: se prima del tumore al cervello scherzavo, oggi scherzo ancora di più. Ho imparato ad apprezzare la vita”.

Astrocitoma cerebrale testimonianza

Condividere sempre, isolarsi mai

Ha imparato ad apprezzare la quotidianità Massimo. “Mi commuovo con facilità. Mi emoziono per due anziani stretti stretti sulla panchina dell’ospedale, e per la vicinanza degli amici che non mi hanno mai fatto sentire solo. Sono contento anche quando le persone mi raccontano le loro storie sui social,” spiega lo scrittore. Si rabbuia solo quando parla della cugina, mancata di recente per un tumore al seno. “Eppure è stata una forza: ha voluto una festa invece del funerale e mi ha fatto capire ancora una volta l’importanza di vivere sempre al meglio, cambiando prospettiva”.

“Perché arrabbiarsi per la fila in banca, come se fosse uno dei mali peggiori, quando c’è chi vive con serenità delle difficoltà ben peggiori? Ci si dimentica troppo spesso di dare il giusto valore alle cose della vita. Ecco, io consiglierei a tutti una visita in un reparto di oncologia, per recuperare il senso delle proporzioni”. La malattia ti aiuta a trovare un nuovo punto di vista sulla vita, un punto che lungo la strada, non si sa bene né come né quando, a volte si perde.

Consiglio di confrontarsi sempre, in amore e in malattia

“Un consiglio che invece voglio dare a chi riceve la diagnosi di tumore è: parlate, parlatene e condividete. La condivisione fa bene, non bisogna tenere tutto per sé, la solitudine non aiuta. Mentre confrontarsi, aprirsi a qualcuno che ha vissuto un’esperienza analoga aiuta a sentirsi compresi e a comprendere: a guarire nell’anima. Perché al corpo ci pensano i medici. Pensa alle riunioni degli alcolisti anonimi o alle confidenze d’amore”dice Massimo. “Proprio come succede nel mio romanzo Il circolo degli ex, in cui racconto un gruppo di uomini e di donne delusi dall’amore che si ritrovano a confessarsi e a sostenersi a vicenda. Anche per il cancro funziona così”.
Davvero, Massimo Vitali ha perfettamente ragione, ed è quello che facciamo anche noi con i nostri Cancer Confidential.

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