Immunoterapia oncologica: mini guida facile per capire come funziona
Quando senti la parola ‘immunoterapia’ sai ci si riferisce a una tecnica che stimola il sistema immunitario a combattere il cancro. Ma probabilmente vuoi anche capire come funziona. Qui trovi una guida facile con la spiegazione in parole semplici di quali sono farmaci e terapie cellulari che rientrano nell’immunoterapia. L’obiettivo, in tutti i casi è sempre lo stesso: potenziare il sistema immunitario di chi ha un tumore così che le difese del corpo imparino a riconoscere, aggredire ed eliminare le cellule tumorali
Considera l’immunoterapia oncologica come una scatola, al cui interno trovi tutti quei trattamenti che insegnano al sistema immunitario a riconoscere e colpire il tumore.
Gli studi hanno visto, infatti, che spesso il tumore sfugge al controllo del sistema immunitario, e a volte riesce addirittura a utilizzare alcuni suoi componenti per farsi difendere e avanzare indisturbati nel nostro corpo. La soluzione al problema in certi casi arriva dall’immunoterapia.
In questa scatola chiamata immunoterapia oncologica, troverai farmaci e terapie cellulari che riattivano il riconoscimento delle cellule tumorali, tolgono i “freni” immunitari o sfruttano meccanismi naturali di difesa.
Vediamo quali sono i tipi di immunoterapia farmacologica, spiegati nella maniera più semplice possibile.
Inibitori dei checkpoint immunitari: “via i freni”
Immagina il sistema immunitario come un’auto con freni di sicurezza utilizzati per evitare attacchi eccessivi o autoimmuni. Alcuni tumori imparano a utilizzare quei freni per non farsi colpire. Gli inibitori dei checkpoint immunitari tolgono i freni e permettono ai linfociti T di riconoscere e distruggere il tumore.
In parole povere, con questi farmaci non si attacca direttamente il tumore, bensì si riattiva il tuo sistema di difesa affinché possa farlo.
-> CTLA-4, PD-1, LAG-3 e PDL-1 sono i nomi delle proteine dei check-point immunitari su cui gli studi si sono concentrati fino a oggi. E per bloccare le differenti proteine dei checkpoint ci sono farmaci diversi.
I farmaci di cui più spesso sentirai parlare sono quelli approvati in Europa:
- ipilimumab e tremelimumab inibiscono il recettore CTLA-4;
- nivolumab, pembrolizumab, cemiplimab e dostarlimab sono gli inibitori che bloccano il PD-1;
- atezolizumab, durvalumab e avelumab controllano PD-L1.
Gli anticorpi monoclonali indicano il bersaglio da colpire.
Anticorpi monoclonali: “qui il bersaglio fluorescente”
Gli anticorpi monoclonali sono strumenti utilissimi per l’immunoterapia oncologica. Queste proteine costruite in laboratorio si agganciano, infatti, a un bersaglio preciso (un recettore, una proteina sulla cellula tumorale). A seconda del tipo, possono bloccare il segnale di crescita usato dal tumore, oppure marcare la cellula tumorale in modo che il sistema immunitario la veda meglio e la distrugga. In questo modo le cellule immunitarie riconoscono le cellule tumorali rivestite da anticorpi e innescano la sua distruzione.
-> La somministrazione dell’immunoterapia con anticorpi monoclonali può avvenire tramite infusione in vena oppure per via sottocutanea, in base ai farmaci.
-> In parole povere, mettono una freccia che indica “qui!” sul bersaglio giusto. Un esempio di anticorpi monoclonali sono Isatuximab-irfc, approvato per il trattamento del mieloma multiplo recidivante/refrattario e Tafasitamab-cxix, approvato per trattare il linfoma diffuso a grandi cellule B.
Coniugati anticorpo-farmaco: “consegna a domicilio”
In questo caso, l’anticorpo monoclonale non arriva da solo: nasconde un farmaco citotossico. L’anticorpo si lega alla cellula tumorale e rilascia all’interno il chemioterapico che la uccide. Per questo motivo, spesso si parla di una chemioterapia più mirata, anche se la tossicità non scompare del tutto.
-> La somministrazione dell’immunoterapia avviene tramite infusione endovenosa, con frequenza ciclica
-> In parole povere: puoi pensare al mitologico cavallo di Troia, oppure puoi immaginare un moderno corriere che consegna il farmaco con un drone che arriva direttamente in casa invece di camminare per il palazzo e lasciare le sue impronte ovunque.
-> Alcuni farmaci che fanno parte di questo tipo di immunetorapia sono: Tisotumab vedotin-tftv è un anticorpo coniugato (nome commerciale Tivdak) approvato per il trattamento di pazienti con carcinoma cervicale ricorrente o metastatico con progressione di malattia durante o dopo la chemioterapia.
Forse hai anche sentito parlare del trastuzumab, anticorpo monoclonale utilizzato principalmente per trattare tumori al seno e allo stomaco HER2-positivi, come nel caso degli anticorpi coniugati con chemioterapici Trastuzumab deruxtecan (noto anche come fam-trastuzumab deruxtecan-nxki o Enhertu) e del trastuzumab emtansine (nome commerciale Kadcyla).
Gli anticorpi bispecifici: l’immunoterapia che agisce su due bersagli.
Anticorpi bispecifici “T-cell engagers”: più efficaci di Cupido
La nuova generazione degli anticorpi monoclonali sono gli anticorpi bispecifici. Immagina una molecola che come Cupido riesce a legare due bersagli. In questo caso Cupido è il T cell engager che invece di due cuori unisce la cellula tumorale e la cellula T (linfocita), innescando così l’uccisione mirata.
In parole povere, riconoscono e legano due bersagli distinti, potenziando la distruzione delle cellule malate.
Terapie cellulari (adottive): quando l’immunoterapia sei “tu”
Ecco le cosiddette terapie avanzate che offrono nuove opportunità di trattamento. Si utilizzano cellule o tessuti prelevati dai pazienti e modificati in laboratorio, in modo che una volta reintrodotti nel corpo possano agire contro la malattia.
Si definiscono anche adottive perché “adottano” cellule esistenti nei pazienti, da modificare per attivare le naturali contro la malattia.
Queste sono le terapie cellulari di cui hai sentito parlare:
-> CAR-T, i linfociti riprogrammati. Si prelevano cellule T, si modificano geneticamente perché esprimano un recettore (CAR) che riconosce un antigene sul tumore, poi si infondono nuovamente nel corpo del paziente per via endovenosa. A quel punto, il sistema di difesa è attrezzato per identificare e colpire le cellule tumorali con più efficacia.
-> TIL, cellule potenziate. Questa terapia comincia con la rimozione chirurgica di parte di un tumore. Si estraggono le cellule immunitarie presenti, si moltiplicano in laboratorio e si reinfondono nel paziente. Così il sistema immunitario risulta potenziato in maniera mirata.
->In parole povere, invece di “convincere” il sistema immunitario, lo alleni e lo rinforzi fuori dal corpo, poi lo rimandi in campo.
Quando l’immunoterapia agisce da megafono per le difese immunitarie.
Citochine e modulatori immunitari: “messaggi a tutto volume”
Le citochine sono segnali proteici che le cellule si scambiano per coordinare la risposta immunitaria e regolare l’infiammazione. In oncologia si usano versioni prodotte come farmaci (per esempio interleuchine o interferoni) per stimolare alcune funzioni immunitarie, ma possono anche agire come “messaggeri” a largo raggio.
La somministrazione dei farmaci per questo tipo di immunoterapia può avvenire per via endovenosa, sottocutanea o con iniezione diretta nel tessuto tumorale.
In pratica, agiscono come un megafono per la comunicazione immunitaria.
Viroterapia oncolitica: doppio gioco da “virus”
In questo caso si usa un virus modificato per infettare solo le cellule tumorali, replicarsi in quantità e distruggerle (oncolisi). Quando la cellula tumorale si rompe, favorisce la reazione immunitaria naturale contro eventuali cellule rimanenti.
Un esempio storico è T-VEC (talimogene laherparepvec noto con il nome commerciale Imlygic), impiegato nel trattamento di pazienti con melanoma ricorrente dopo l’intervento chirurgico.
In parole povere, si tratta di un attacco “doppio” prima il virus rompe la cellula poi fa suonare l’allarme al sistema immunitario.
Vaccini: non solo prevenzione, anche terapia
Quando dici ‘vaccino’ pensi subito alla prevenzione. In oncologia esistono però due approcci ai vaccini contro il cancro: preventivo e terapeutico.
Il vaccino contro l’HPV (Papilloma Virus), è un vaccino che previene oltre il 90%dei tumori del collo dell’utero e lesioni precancerose, sia nei maschi che nelle femmine.
E poi ci sono i vaccini terapeutici rivolti a chi ha già un tumore, che mirano a stimolare il sistema immunitario a combattere la malattia. Il primo vaccino terapeutico, approvato in USA ma non in Italia, è stato Sipuleucel-T per il cancro alla prostata avanzato.
Oggi sono in fase di studio molti vaccini terapeutici anticancro, soprattutto grazie alla tecnologia a mRNA che, al centro di numerose sperimentazioni oncologiche, sembra aprire la strada a sviluppi promettenti su diversi tipi di cancro.
Quello che conta per te
Ti abbiamo riassunto in maniera semplice il panorama complesso della immunoterapia. Tieni presente che la parola chiave è personalizzazione: perché non esiste l’immunoterapia buona per tutti. Ecco perché solo il tuo team medico, alla luce di esami e indagini, può identificare la strada adatta al tuo caso. La scelta dipende da tipo di tumore, stadio, bersagli presenti e spesso da test specifici che il tuo team può proporti.
E, proprio perché lavora sul sistema immunitario, gli effetti collaterali possono essere diversi da quelli correlati a chemio e radio: non avere paura di fare domande, parlane insieme agli specialisti.
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