Come scegliere un buon fisioterapista quando hai il cancro
Muoversi fa parte della cura. La fisioterapia oncologica accompagna chi è stato operato o inizia le terapie, aiutando a prevenire e trattare complicanze e a ritrovare fiducia nel proprio corpo. Con l’esperienza clinica (e personale) della dottoressa Sara Mantovani, coach di Koala Strategy, vediamo perché la fisioterapia è utile, a chi si rivolge e come scegliere il professionista giusto.
Per chi è appena stato operato per un tumore o sta iniziando le terapie oncologiche, il fisioterapista può sembrare inutile. La maggior parte dei pazienti ha quasi timore a muoversi, a sollecitare un corpo già fragile per la malattia. Invece, l’attività fisica e la fisioterpia oncologica ti aiutano a guarire come dimostrano anche gli studi condotti sui malati di cancro. Ed è per questo motivo che qui tra gli articoli e le pagine di Koala Strategy affrontiamo spesso il tema dell’attività fisica post intervento e durante le terapie, con articoli che offrono i consigli della nostra coach, la dottoressa Sara Mantovani, fisioterapista esperta in linfedema, lipedema e riabilitazione oncologica.
Da paziente a fisioterapista oncologica
“A 12 anni mi hanno diagnosticato una leucemia e quindi quando parlo di chemioterapia o di effetti di un tumore sul fisico, so come ci si sente perché l’ho provato sulla mia pelle” racconta la dottoressa Mantovani. “Fare la fisioterapista mi permette di affiancare i malati, di aiutarli con gesti concreti. Ora che ho scelto la libera professione in un poliambulatorio della mia città, Brescia, posso occuparmi di loro con la massima cura, mentre continuo a studiare e ad aggiornarmi per fornire una formazione di massimo livello”.
Dottoressa Sara Mantovani, fisioterapista con un Master in Senologia è specializzata nel trattamento del linfedema, del lipedema, della riabilitazione in oncologia e senologia.
Perché serve la fisioterapia oncologica
I medici curano il tumore, ma chi si occupa di certe ripercussioni delle terapie oncologiche salvavita? Pensa alle cicatrici lasciate dagli interventi chirurgici, o alle difficoltà nella mobilità degli arti superiori o inferiori. “Succede, per esempio, dopo un’operazione per un tumore al seno, con un tumore osseo o dopo un intervento alla prostata” dice la dottoressa Mantovani. “Soprattutto, c’è il grande problema del linfedema, una patologia cronica che può nascere dopo l’asportazione dei linfonodi o il loro trattamento con la radioterapia e che porta un forte gonfiore nella zona malata. Anche quando ci si sottopone a chemio o radioterapia, è molto utile lavorare su ossa e muscoli provati dalle terapie. Sempre più studi, infatti, dimostrano che la fisioterapia migliora l’efficacia delle cure”.
Chi sono i malati che vanno dal fisioterapista
Si tratta di uomini e donne di ogni età, anche se negli ultimi tempi arrivano tanti giovani perché sono molto attenti al recupero e all’importanza dell’esercizio fisico. “Parecchi vengono per trattare il linfedema. Molti per combattere disturbi causati dal ricovero o da settimane a letto e altri ancora per evitare l’incontinenza che può essere legata a tumori all’utero e alla prostata”.
In cosa consiste la fisioterapia oncologica
Bisogna fare una premessa: il fisioterapista procede sempre in team e si consulta con l’oncologo e con gli altri specialisti che stanno curando il paziente per analizzare ogni dettaglio e stabilire trattamenti mirati e personalizzati. “Se il problema è alle articolazioni o ai muscoli, ci si vede più giorni alla settimana per un mese o poco più. Quando il paziente ha imparato gli esercizi che può fare da solo a casa e lo rivedo periodicamente per controllare che tutto proceda al meglio. Se vengono per un linfedema, le tempistiche sono diverse e ci si concentra soprattutto sull’uso dei bendaggi che riducono il gonfiore”.
Tornare a fidarsi del proprio corpo
Il fisioterapista è fondamentale perché ci fa riconquistare la fiducia in se stessi con il movimento. “Se una persona entra nel mio studio con lo sguardo dubbioso, gli lancio la sfida: provare la fisioterapia per vedere presto i risultati. Un fisioterapista non propone allenamenti intensivi né utilizza i pesi classici da palestra. Il centro del lavoro sono movimenti ed esercizi che, insieme al linfodrenaggio, hanno evidenze scientifiche, ovvero l’efficacia comprovata dagli studi”.
La soddisfazione più grande arriva a fine percorso anche per la dottoressa Mantovani. “Non c’è niente di più bello che vedere i miei pazienti felici di riuscire a fare tutto, soprattutto quando temevano che non sarebbe tornati alla vita di prima, a tenere in braccio i bambini o a fare lunghe passeggiate in montagna. Il cancro non è una malattia qualunque, ma con gli strumenti giusti come la fisioterapia lo si può gestire”.
Come si sceglie il fisioterapista per la riabilitazione oncologica
“Gli interventi oncologici sono spesso pesanti e invasivi, e il movimento facilita la ripresa e previene il linfedema, per esempio” premette la dottoressa Mantovani. “L’attività fisica offre benefici anche contro i disturbi legati alle cure, come la fibrosi (irrigidimento dei tessuti) causata dalla radioterapia, la fatigue, i problemi ossei dati dalla chemio o dall’immunoterapia e l’umore sotto i piedi”.
Per godere di questi benefici, però, è fondamentale trovare il fisioterapista giusto, ovvero quello specializzato in riabilitazione oncologica e in grado di entrare in sintonia con te. Sara Mantovani ti suggerisce in che modo capire se ti stai affidando a mani esperte.
- Verifica la preparazione dello specialista attraverso il suo curriculum. Oggi esiste un master dedicato alla riabilitazione senologica e diversi corsi di formazione per lavorare con i pazienti oncologici. Internet ti aiuta a trovare professionisti con queste credenziali e puoi anche controllare se il fisioterapista è iscritto all’ordine.
- Fatti suggerire qualche nominativo direttamente dall’ospedale che ti sta seguendo oppure rivolgiti alle associazioni di pazienti. Il passaparola è sempre una buona idea.
- Valuta la prima visita, perché di solito è un ottimo banco di prova. Il fisioterapista sa ‘leggere’ gli esami istologici e la cartella clinica? Conosce le varie terapie con i loro effetti collaterali? Ti fa domande specifiche, per esempio sul formicolio alla mano dopo un’operazione al seno? Fa una valutazione sul rischio di linfedema?
- Prima di decidere, fatti spiegare quale terapia propone. Il numero di sedute e la loro frequenza non sono un parametro per capire se ti stai affidando al terapista ideale. La differenza la fa chi ti propone un percorso personalizzato, che deve essere fatto su misura del paziente e delle sue esigenze.
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