Come curare l'insonnia senza farmaci, quando hai un tumore
Anche quando l’insonnia colpisce il paziente oncologico la soluzione c’è. L’importante è riconoscere il disagio e parlare subito dei disturbi del sonno che impediscono di dormire bene. Il sistema immunitario ha bisogno del riposo notturno e affidarsi a professionisti esperti ti può aiutare ad agire sulle cause delle notti insonnia. Ecco come neutrazalizzare ansia e rimuginio che minacciano il riposo rigenerante
Per potenziare le difese immunitarie, al corpo serve riposo notturno. Ma per chi affronta una diagnosi di cancro, l’avvicinarsi della sera non sempre coincide con il riposo. Al contrario, il buio diventa spesso il momento in cui ansia e sofferenza emergono con più forza. Secondo i dati clinici, circa il 70% dei pazienti oncologici soffre di disturbi del sonno, con picchi significativi durante la fase della diagnosi e dei trattamenti più attivi.
L’insonnia, in questo contesto, è un fenomeno complesso che richiede un’analisi profonda. Mai sottovalutare o rimandare. Invertire la rotta è possibile, come ci spiega il dottor Giuseppe Deledda, Psicologo Clinico e Psicoterapeuta Responsabile dell’Unità Operativa di Psicologia Clinica dell’ospedale IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona).
Cosa c’è dietro il sintomo dell’insonnia
Il dottor Deledda invita a non guardare all’insonnia come a un problema isolato. “Il problema spesso non è confinato alla difficoltà a dormire” ci spiega. “Possiamo dire che è la punta dell’iceberg di una sofferenza più profonda: un epifenomeno. I disturbi del sonno e l’insonnia diventano la manifestazione di una sofferenza che da una parte riguarda il corpo, e dall’altra coinvolge il senso di sé e i significati che la persona attribuisce alla situazione che sta vivendo”.
Per un malato oncologico, il letto smette di essere un rifugio e si trasforma in un campo di battaglia: “A lungo andare, il malato percepisce il letto come un luogo nel quale si sostiene una lotta ogni sera, quindi l’idea di andare a coricarsi diventa di per sé un pensiero spiacevole”.
Le cause dell’insonnia: un intreccio di corpo e mente
Le ragioni per cui un paziente oncologico non dorme sono molteplici e stratificate. Esistono fattori fisici come il dolore, la nausea e le alterazioni ormonali indotte dalle terapie, o la cosiddetta cancer-related fatigue (stanchezza cronica). A questi si aggiungono componenti psicologiche come la paura della prognosi e l’incertezza per il futuro. “Un ruolo centrale, quando si fatica a prendere sonno, è giocato dal rimuginio, quell’attività mentale incessante che si acuisce la sera quando la mente è meno impegnata in attività ed è più libera di vagare” avverte lo specialista. “A peggiorare il quadro, intervengono spesso circoli viziosi comportamentali, come rimanere a letto a lungo senza dormire o fare tanti sonnellini regolari durante il giorno. Queste abitudini alimentano maggiormente l’insonnia”.La terapia non farmacologica: l’approccio ACT
Sebbene le regole di igiene del sonno rappresentino il punto di partenza necessario per adottare un approccio che favorisce il riposo notturno, spesso da sole non bastano. La terapia farmacologica può essere utile, specialmente quando il problema è legato a squilibri biologici o alterazioni ormonali, come in certe terapie prescritte nella cura del carcinoma alla mammella. Per molte persone, il percorso psicoterapeutico rappresenta un aiuto decisivo, soprattutto quando l’insonnia è alimentata da ansia, paura, rimuginio o difficoltà ad accogliere ciò che sta accadendo.
Tra gli interventi non farmacologici, un ruolo centrale è svolto dalla terapia cognitivo-comportamentale. Accanto alla CBT-I, specifica per l’insonnia, nei pazienti oncologici può essere utile l’approccio ACT (Acceptance and Commitment Therapy), il cui obiettivo è aumentare la capacità di resilienza, aiutando il paziente a smettere di lottare contro i propri pensieri e le proprie emozioni negative.
“La ACT risulta particolarmente efficace nei malati di cancro perché mira ad aumentare la flessibilità psicologica, per ridurre la lotta interna che vive il paziente dal momento della diagnosi”, chiarisce il dottor Deledda, presidente dell’Associazione di Psicologia ACT-Italia. “Insieme al terapeuta si lavora per promuovere un rapporto di cura più amorevole con tutto ciò che riguarda il mondo interno del paziente”. Lo si aiuta a non contrastare pensieri ed emozioni negative, bensì ad accoglierli per elaborarli. L’obiettivo è sviluppare una maggiore capacità di adattarsi a circostanze di vita avverse.
“Questo lavoro viene declinato anche in semplici esercizi di grounding e di mindfulness” prosegue l’esperto. “Così il paziente impara concretamente in che modo può riportare l’attenzione al presente quando la mente scivola nel passato o nel futuro negativo così da ridurre l’ansia correlata”.
Imparare ad accogliere emozioni e pensieri
“In molti pazienti oncologici è opportuno fare un lavoro incentrato sul rapporto con i propri pensieri, emozioni e sensazioni anche fisiche” spiega l’esperto. ”Attraverso apposite strategie terapeutiche, il malato oncologico comprende di avere anche una scelta alternativa: prendersi cura di ciò che sta combattendo. Questo lo porta a sviluppare una maggiore capacità di adattamento, che è un costrutto molto importante correlato a disturbi come ansia, depressione e insonnia”.
Modellare la propria resilienza aiuta a essere più indulgenti verso se stessi e permette di adattarsi meglio alle circostanze di vita, comprese le più difficili. “Al contrario, davanti a un cambiamento perturbante – come la diagnosi oncologica, la vita nella malattia, i disturbi correlati alle terapie – una persona rigida fatica ad adattarsi alle nuove circostanze” aggiunge il dottor Deledda. “Sviluppando la flessibilità si può modificare il modo di stare anche in un contesto complicato, come quello della malattia oncologica. Si comincia, imparando ad adottare un nuovo approccio verso se stessi, per poi arrivare a rifletterlo anche verso l’esterno”.
Il percorso di psicoterapia va cucito su misura
Il percorso di psicoterapia efficace è quello personalizzato, che si può progettare solo dopo avere identificato i fattori correlati all’insonnia. Ogni paziente oncologico è una persona con caratteristiche e bisogni differenti. Per qualcuno la causa dei disturbi del sonno è strettamente legata ai farmaci necessari per la terapia oncologica; per altri nasce dal disagio provocato dalla malattia; per altri ancora da fattori emotivi, come ansia e paura del futuro.
“Identificare il quadro completo del paziente aiuta a capire bene come muoversi. Questo è il punto di partenza fondamentale per disegnare un intervento psicoterapeutico mirato, sicuramente più breve ed efficace di una terapia generica e dispersiva” sottolinea lo psicoterapeuta. “Per esempio, si è visto che la CBT-I funziona bene nei pazienti con un problema di insonnia correlato a fattori fisici, come nei casi di lavoro notturno. Invece, se il disturbo è legato ad aspetti emotivi o perdura nel tempo perché c’è una malattia, è più efficace lavorare sui reali fattori che alimentano i disturbi del sonno”.
In alcuni casi può servire anche una terapia farmacologica? “Quando il paziente oncologico segue terapie ormonali, si è visto che i farmaci possono essere molto utili” spiega il dottor Giuseppe Deledda. “Perché la terapia ormonale altera in modo importante anche gli aspetti del sonno e quindi lo psichiatra può valutare se è necessario integrare la psicoterapia con una terapia farmacologica. Altre volte, ci si accorge invece che c’è un problema più legato al mondo dei significati, a come si interpreta la realtà, a come gestire le emozioni senza esserne travolti, al rapporto difficile con le sensazioni fisiche provocate dalla malattia e alla difficoltà di concentrazione. In questi casi, più che il farmaco, può essere decisivo un percorso psicoterapeutico su misura. L’importante è identificare il quadro completo del paziente”.
“La terapia ormonale altera in modo importante anche gli aspetti del sonno”.
Il tumore coinvolge l’intero sistema familiare
Il cancro non colpisce mai solamente la singola persona, tocca l’intero nucleo familiare. “Anche i caregiver spesso soffrono di riposo notturno compromesso a causa del carico emotivo e delle preoccupazioni” precisa il dottor Deledda. ”Per questo motivo, è consigliabile coinvolgere i familiari nel percorso terapeutico attraverso incontri di coppia o family meeting. Adottare strategie comuni per il sonno ristoratore è fondamentale tanto quanto seguire una dieta salutare insieme: il supporto del contesto relazionale facilita il cambiamento e migliora il benessere di tutti”.
Per sconfiggere l’insonnia senza farmaci prova psicoterapia su misura. Aiuta anche con le sedute a distanza, via web.
Interventi rapidi con realtà virtuale e teleconsulto
La medicina moderna offre oggi strumenti innovativi. Presso il Servizio di Psicologia Clinica diretto dal dottor Deledda si utilizza anche la realtà virtuale per interventi di psicoterapia brevissimi (anche un solo colloquio) mirati a incidere sul rimuginio. “Ci sono tecniche che aiutano il paziente ad affrontare quel momento specifico che genera agitazione. E anche il teleconsulto ha assunto un ruolo chiave, specialmente per la preparazione agli interventi chirurgici. In questo caso, in base al tipo di intervento, si possono prevedere anche tre, quattro colloqui” spiega lo specialista. “Grazie al teleconsulto possiamo intercettare tempestivamente sofferenze psicologiche o supportare il paziente che vive lontano o ha problemi di spostamenti: in questi casi, trovo possa essere efficace anche una formula che prevede l’alternanza di sedute a distanza a incontri in presenza”.
Anche tu puoi farti aiutare da uno psiconcologo
Per un malato di cancro che comincia ad accusare difficoltà di riposo la parola d’ordine è: parlarne subito. Il dottor Deledda invita, infatti a muoversi con tempestività. “Un’insonnia trascurata può cronicizzarsi e sfociare in ansia e, dopo mesi o anni, in disturbi di depressione importante. Presa subito, si può intervenire con successo grazie all’aiuto di psiconcologi con esperienza.”
Quando chi soffre di disturbi del sonno e insonnia è un paziente oncologico, però, è importante rivolgersi a terapeuti che abbiano esperienza con l’impatto della malattia oncologica sulla persona.
Per chi non sa a chi rivolgersi, il punto di riferimento è la SIPO (Società Italiana di Psico-Oncologia): sul sito, grazie alla mappatura dei professionisti esperti in tutta Italia, è molto facile trovare nominativi e centri ai quali rivolgersi.
Prendersi cura del sonno è una priorità e fa parte del percorso oncologico. Non è un dettaglio da rimandare, ma un bisogno da ascoltare e affrontare con l’aiuto giusto.
Contributor
Il dottor Giuseppe Deledda è Psicologo Clinico e Psicoterapeuta Responsabile dell’Unità Operativa di Psicologia Clinica dell’ospedale IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar di Valpolicella (Verona). Coordinatore regionale della Società Italiana di Psico-Oncologia (Veneto – Trentino Alto Adige) è anche presidente del Consiglio direttivo di Act Italia.
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