Esmo 2025: ultime scoperte sul cancro
Come ogni anno, all’appuntamento con Esmo 2025, si è parlato di nuove cure per i tumori. Oltre alle terapie sperimentali già in atto, ci sono due splendide notizie che fa ben sperare per una diagnosi più rapida delle malattie oncologiche e per terapie più efficaci perché mirate a rinforzare il sistema immunitario. Ecco le ultimissime sul cancro dal congresso di Berlino
Vi abbiamo già parlato di novità importanti perché potrebbero presto modificare, in meglio, alcune delle attuali terapie per certi tipi di tumori al seno e per il tumore alla vescica, una neoplasia che si sta diffondendo rapidamente, soprattutto tra le donne.
In questa breve news, invece, vogliamo raccontarvi due scoperte interessanti che, non immediatamente, ma in un vicino futuro si spera, potrebbero tradursi in cure innovative efficaci contro il cancro.
Scoprire il tumore con un prelievo di sangue è realtà
Un prelievo di sangue per scoprire la presenza di un tumore, prima ancora che la malattia dia qualsiasi sintomo. Questa è una possibilità sempre più reale a quanto dicono i risultati dello studio PATHFINDER 2, presentato a Berlino.
Il test Galleri, sviluppato dall’azienda GRAIL, è capace di riconoscere decine e decine di tipi di cancro analizzando il DNA libero circolante nel sangue. Il principio è affascinante: le cellule tumorali lasciano tracce nel flusso sanguigno molto prima che il cancro diventi evidente clinicamente, e questo test riesce a intercettarle con una precisione sorprendente.
I numeri dello studio sono importanti: oltre 35.000 partecipanti tra Stati Uniti e Canada, tutti sopra i 50 anni e senza sospetto di tumore.
Il test, affiancato agli screening tradizionali, ha aumentato di oltre sette volte le diagnosi di cancro rispetto ai soli controlli raccomandati. E qui viene il bello: più della metà dei tumori individuati (54%) era ancora a uno stadio precoce, quando le possibilità di cura sono massime.
Ma c’è di più: il 70% delle neoplasie scoperte non aveva nessuna opzione di screening tradizionale disponibile. In altre parole, senza il test non si sarebbe avuta la possibilità di una diagnosi precoce.
Questo test, che è ancora in fase sperimentale, apre alla speranza di poter scoprire un tumore con un prelievo di sangue quando ancora è possibile aumentare le possibilità di completa guarigione, soprattutto anche quei tumori che oggi sfuggono ai programmi di screening.
Sul fronte dell’affidabilità, i dati sono rassicuranti: la specificità del test è altissima (99,6%), con pochissimi falsi positivi (solo lo 0,4%). Su 216 persone con test positivo, 133 avevano realmente un tumore, diagnosticato in media entro 46 giorni. Ancora più impressionante è la capacità del test di prevedere correttamente l’organo di origine del tumore nel 92% dei casi, accelerando enormemente gli accertamenti successivi.
Quando il vaccino anti-Covid diventa un alleato contro il cancro
Ve li ricordate i vaccini mRNA dei tempi della pandemia? Una delle scoperte più sorprendenti presentate a Berlino riguarda un effetto inaspettato dei vaccini a mRNA contro il Covid-19. I ricercatori del MD Anderson Cancer Center del Texas Medical Center di Houston (Usa), hanno dimostrato che i pazienti oncologici vaccinati entro 100 giorni dall’inizio dell’immunoterapia hanno il doppio delle probabilità di essere ancora vivi tre anni dopo, rispetto a chi non aveva ricevuto il vaccino.
La scoperta è avvenuta durante lo sviluppo di vaccini personalizzati contro il cancro a base di mRNA per i tumori cerebrali, quando si è scoperto che i vaccini a mRNA addestrano il sistema immunitario a eliminare le cellule tumorali, anche quando l’mRNA non prende di mira direttamente i tumori.
Ma come è possibile? La spiegazione è affascinante: i vaccini a mRNA funzionano come una sorta di “sveglia” per il sistema immunitario, mettendolo in uno stato di massima allerta. Questo allarme non si limita a contrastare il virus, ma spinge le difese dell’organismo a riconoscere e attaccare anche le cellule tumorali. In risposta, il tumore si “difende” producendo la proteina PD-L1, ma è proprio qui che entra in gioco l’immunoterapia: i farmaci inibitori dei checkpoint sono progettati esattamente per bloccare questa proteina, creando le condizioni perfette perché il sistema immunitario possa scatenare tutto il suo potenziale contro il cancro.
I risultati dello studio pubblicato su Nature – condotto da Steven Lin, professore di Radioterapia Oncologica , e Adam Grippin MD, Ph.D, e basato su oltre 1.000 pazienti – sono particolarmente incoraggianti per chi ha tumori freddi, ovvero che non producono naturalmente una risposta immunitaria significativa. In questi casi, infatti, la combinazione con il vaccino ha migliorato la sopravvivenza di quasi cinque volte.
Adesso è in partenza uno studio di fase III per confermare questi dati e capire se i vaccini a mRNA potranno diventare parte dello standard di cura per il cancro. Una prospettiva interessante, soprattutto perché parliamo di vaccini già disponibili e a basso costo.
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