Francesca caregiver di Matteo

Francesca e Matteo, una storia d'amore segnata dal cancro al colon

Francesca e Matteo, una storia d’amore intensa che vive nonostante tutto. Lui è Matteo Losa, scrittore, artista e fotografo, che se ne è andato per un tumore al colon il 6 agosto 2020. Lei è Francesca Favotto, la sua fidanzata che gli è stata accanto per 18 anni.

“Matteo è qui. Il nostro amore è molto potente e lui è ancora tra noi, anche se non posso abbracciarlo” dice Francesca Favotto, giornalista e caregiver di Matteo Losa. Abbiamo seguito la loro storia e, per noi, parlarne oggi ha un significato e una forza speciali, come una melodia che riporta a galla emozioni intense. Perché Koala Strategy ha preso il via anche grazie a Matteo, che con la sua vicenda ha ispirato Elisa Ramundo, la fondatrice del progetto.

Certi sentimenti non muoiono mai

“Sono felice che da un momento straziante come il suo addio sia nata un’idea così bella” dice Francesca, con il sorriso che si irradia da ogni punto del suo volto e con ogni parte del suo corpo perché l’amore le ha insegnato la gratitudine e l’ottimismo. Quello tra lei e Matteo è stato un legame intenso anche se, purtroppo, il cancro è stato il terzo intruso. “Ci siamo conosciuti quando avevo 16 anni ed è stato un colpo di fulmine. Per 14 anni abbiamo avuto questo antagonista da combattere”. Matteo era un esperto di favole, ha anche scritto il libro “Piccole fiabe per grandi guerrieri” (Mondadori) e sapeva bene che ogni eroe deve affrontare un viaggio difficile prima del lieto fine. “Sembra che qui il lieto fine non ci sia, ma io sono convinta del contrario perché Matteo continua a far nascere cose belle e Koala Strategy ne è la prova”.

Francesca di Matteo

La cura del cancro al colon è complessa

Ogni momento vissuto insieme, per Francesca è stato felice e ricco di gioia. Una felicità che le ha permesso di affrontare un percorso duro come quello oncologico. “Il cancro è una malattia che non colpisce solo il paziente, perché è una patologia spesso subdola e lunga. Tutta la famiglia e ogni persona che gli vuole bene si ammalano” spiega Francesca. “Quando a Matteo è arrivata la diagnosi di cancro al colon avevo 21 anni, ero all’apice di tutto eppure restargli vicino è stato naturale. Non ho dovuto pensarci, perché amare significa esserci. Non lo nego: è stato molto faticoso. Quando i tuoi coetanei scelgono la location per il matrimonio o pensano a un figlio, tu sei in giro per le corsie degli ospedali e l’idea di un bimbo non ti sfiora visto che le terapie minano la fertilità. All’inizio alcuni amici mi chiedevano chi me lo facesse fare, io non mi sono mai posta questa domanda”.

“Il cancro soffoca i pensieri e non c’è niente di male ad ammettere che fa schifo: prima si accetta questa cosa, prima si diventa un caregiver migliore”.

Più cura anche per chi si prende cura dei malati

Ripercorrendo gli ultimi momenti con il suo grande amore Matteo, Francesca avverte i caregiver. “La malattia ti fa capire che la fine sta arrivando, ed è devastante. Ecco perché bisogna sempre prendersi cura anche di se stessi. Anche il caregiver deve chiedere aiuto per rigenerarsi qualche giorno, a livello fisico e psicologico. Il cancro fa schifo e soffoca i pensieri: prima lo si ammette e prima si diventa un caregiver migliore. Matteo faceva molto affidamento sul mio buon umore e sulla mia speranza. Il nostro era un equilibrio delicato ma precario: lui si sentiva in colpa per il mio dolore e quindi se io mollavo, si abbatteva anche lui ”.

Come ogni percorso oncologico, anche quello di Francesca e Matteo ha avuto i suoi momenti difficili e lei non lo nasconde. Ascoltarla è un invito a essere se stessi e a lasciare andare ideali irraggiungibili. “Non sono mai stata la casalinga perfetta, a volte facevo i capricci davanti all’ennesima visita in ospedale, così come perdevo anni di vita ed ero nervosissima quando aspettavamo i referti di un esame importante. Diciamo che la pazienza l’ho imparata dopo… Ma c’ero sempre e lo amavo con tutta me stessa, anche perché lui mi ripeteva che se avesse scoperto che rimanevo solo per pietà mi avrebbe lasciato subito. Siamo andati avanti insieme e ho capito che tutto quello che succede, arriva per insegnarci qualcosa. Se oggi sono così forte e so cosa vuol dire resilienza, lo devo proprio a questa esperienza”.

I progetti di Matteo e Francesca proseguono

Quando pronuncia la parola ‘oggi’ lo fa con grinta. Sta portando avanti quello che Matteo aveva iniziato e non potrebbe essere altrimenti. Quando Matteo era vivo, erano la Famiglia Favolosa (dall’unione dei due cognomi Favotto e Losa) che esisterà per sempre. Come l’esercito della luce, lanciato da Matteo per i suoi follower con cui condivideva sui social video, foto, frasi e tanto altro. “Tutto questo riecheggia in eterno, è un circolo d’amore che continua e fa nascere tante iniziative, tanto che io mi sento un po’ una sacerdotessa dell’amore visto che scrivo anche di rapporti e sentimenti. Matteo ha lasciato tanti progetti, non so se scriverò un altro libro, anche se parecchie idee bollono in pentola”.

Prima di salutarci, il pensiero di Francesca va ai caregiver. “Esistono associazioni che fanno rete e aiutano queste figure, ma se ne parla poco. Se fossi un politico mi occuperei di loro: chi si prende cura di un paziente oncologico deve avere sostegno fisico e psicologico. Servono figure di supporto specializzate e anche tanta bellezza. Non scherzo: non sarei qui senza i libri, l’arte, la cultura. La cosa più importante che si possa dare a un essere umano è la cultura, la cura dell’anima”.

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