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La nebbia nella testa: effetto collaterale della chemioterapia

Lo chiamano foggy brain oppure chemo brain, ed è un pesante effetto collaterale delle terapie oncologiche. Comporta confusione mentale, problemi di concentrazione e di memoria che possono verificarsi durante e dopo il trattamento. Abbiamo chiesto a un’esperta qualche consiglio utile per superare i sintomi più fastidiosi.

Lpa prima domanda che abbiamo fatto all’esperta non poteva essere che una: che cos’è il chemo brain. Questo disturbo che affligge molte delle donne in cura per un tumore al seno, ma che non risparmia nemmeno i malati,  uomini compresi, di altri tipi di tumore.
Il problema è che, come gran parte degli effetti collaterali indesiderati delle terapia salvavita, come la chemioterapia, i suoi sintomi possono avere un impatto forte sulla qualità della vita di un malato. Influiscono sul benessere psicologico, sulle relazioni sociale e anche sulla capacità lavorativa di chi ha un tumore.

Che cos'è il chemo brain

Alla dottoressa Elisabetta Munzone, vice direttore della Divisione di Senologia all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, abbiamo chiesto di spiegarci che cos’è il chemo brain e quali sono i suoi sintomi. “La definizione arriva dall’inglese e significa cervello da chemioterapia. A volte si usa anche l’espressione ‘foggy brain’, nebbia cerebrale perché descrive bene quello stato di confusione mentale che colpisce chi è in terapia” ci dice la dottoressa Elisabetta Munzone. “Si tratta di un disturbo che tocca 1 paziente su 3”. In pratica, durante o dopo la chemio, si fatica a concentrarsi, si hanno vuoti di memoria e non si trovano le parole appropriate per esprimersi. “In realtà i sintomi variano da persona a persona, c’è anche chi non riesce a fare più cose alla volta, chi ha difficoltà ha imparare cose nuove e chi lamenta una perdita di memoria a breve termine. Spesso si accusa molta stanchezza e una mancanza totale di energia”.

Quando passano i sintomi del chemo brain

Il chemo brain è un effetto collaterale delle terapie oncologiche dalla durata variabile: impossibile sapere con certezza quando passerà. “A volte può durare anche 2 o 3 anni dopo la fine dei trattamenti ma, in media, si risolve entro 12 mesi” rassicura la dottoressa Munzone. Nel 10-15% dei casi abbiamo degli effetti a lungo termine, allora si consiglia di indagare con il proprio medico per valutare se ci sono altre ragioni”.

Sport, yoga e mindfulness funzionano contro il chemo brain

Convivere con la testa che sembra sempre avvolta nella nebbia e sentirsi sempre stanche non fa bene all’umore. Gli studi, infatti, suggeriscono di fare attività fisica, perché tra i suoi innumerevoli benefici per i malati di cancro e per chi soffre degli effetti collaterali delle terapie c’è anche quello di migliorare le funzioni cognitive e contrastare il chemo brain. “L’attività fisica costante, come camminare e andare in bicicletta, è fondamentale” conferma la dottoressa. “Diverse ricerche hanno sottolineato i benefici dello yoga e della mindfulness, tanto che anche la nostra divisione di Psiconcologia propone queste attività alle pazienti”. 

Non bisogna arredersi alla comparsa dei sintomi perché ci sono tante piccole strategie che si possono attuare in diversi momenti della giornata per liberare la mente da quella nebbia che la avvolge.

Trucchi per dissolvere la nebbia post chemioterapia

Un approccio ancora in fase di studio è quello sulla riabilitazione cognitiva, una vera e propria riabilitazione al cervello per migliorare l’apprendimento” spiega l’esperta. “Ma intanto fa benissimo tenere allenata la mente con i giochi e le app che stimolano il pensiero e i calcoli matematici”. Per i momenti di evasione, quindi, dopo una bella sessione di sport via libera a sudoku, cruciverba e scacchi.

Mentre contro l’ansia da organizzazione, è bene pianificare le giornate impegnative, concentrandosi sempre su un impegno alla volta. Aiutarsi con agende, calendari e sveglie è un buon modo per avere sotto controllo scadenze e appuntamenti che un tempo si davano per scontati. E ancora di più è utilissimo scrivere in anticipo le domande da fare un incontro, una mossa furba sia per l’incontro con le  maestre dei figli sia con il medico per la visita di controllo.

Non resta che capire se per dissolvere la nebbia che avvolge il cervello dopo la chemioterapia ci si possa aiutare con i farmaci o l’alimentazione.  “Purtroppo non esistono farmaci contro questo disturbo, però uno studio ha evidenziato l’utilità degli integratori alimentari, come i probiotici” avvisa la dottoressa Muzone. “Di certo, è utile tenere un diario, soprattutto per annotare se ci sono fattori scatenanti, come lo stress o i cali di zucchero”.

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