Un carcinoma scambiato per fibroadenoma al seno: la storia di Michelle
Sembrava un fibroadenoma quella piccola pallina che un giorno avverte al tatto Michelle Sottile, giovane mamma di due bambine. Il medico la tranquillizza, non c’è da preoccuparsi. Invece, una visita l’anno dopo rivela un nodulo importante al seno. Comincia così il percorso di guarigione di Michelle. Da una diagnosi tranquillizzante alla prospettiva di un carcinoma in situ. Finché l’esame istologico dopo la mastectomia mostra un’altra massa. Quello che sembrava un fibroadenoma innocuo, non è un carcinoma benigno al seno, in realtà è un tumore maligno e aggressivo.
Prima sembra un fibroadenoma al seno
La sua storia oncologica prende il via a marzo 2020. Siamo in pieno lockdown, Michelle sta allattando la seconda figlia e si accorge di avere una pallina al seno destro. Decide per un’ecografia che la tranquillizza. “Si trattava di un fibroadenoma al seno, un nodulo benigno da controllare dopo sei mesi. Alla successiva ecografia, che serviva a verificare che il carcinoma benigno non fosse cresciuto, risulta addirittura sparito”.
Succede spesso che la diagnosi di fibroadenoma mammario sia benigna e non dia preoccupazioni. Il fibroadenoma al seno, infatti, è una piccola massa di tessuto fibroso e ghiandolare generalmente non cancerosa.
Secondo i dati, solo l’1% dei casi di fibroadenoma viene associato alla formazione di un carcinoma mammario. Ecco perché è importante monitorare l’andamento con regolarità, in modo da identificare subito mutazioni che richiedono immediate indagini ulteriori. Ed è proprio quello che fa Michelle. “Qualche tempo dopo, avverto di nuovo non solo la pallina bensì un nodulo al seno importante”. La dottoressa che la visita le dice di non perdere tempo e di indagare a fondo.
Dal carcinoma benigno al segno alla mastectomia
Così, ad aprile Michelle si sottopone alla visita più difficile. La biopsia al seno evidenzia un tumore e segna l’ingresso nel tunnel che sta ancora percorrendo. “Sembrava un carcinoma in situ, che è il tumore meno aggressivo perché non si diffonde. Quando mi hanno spiegato che l’avrebbero rimosso facilmente con l’intervento chirurgico sono anche riuscita a essere ironica: ho pensato che così mi sarei rifatta il seno”.
Per rimuovere la massa tumorale, un nodulo di ben 8 centimetri, è necessario effettuare la mastectomia. “Purtroppo non è finita lì, perché l’esame istologico successivo ha rivelato la presenza di un altro carcinoma infiltrante” spiega Michelle. “Quindi contro questo tumore al seno aggressivo sarebbero servite la chemioterapia e la terapia con i farmaci monoclonali per un anno”.
La paura del futuro
Michelle riesce a vivere la prima diagnosi di carcinoma in situ con serenità, considerandola come un incidente di percorso: un tumore al seno curabile perché circoscritto.
“Invece, quando con la seconda diagnosi le cose si sono complicate, sono precipitata nello sconforto” spiega, stringendosi nelle spalle. “Mio marito ed io abbiamo fatto il viaggio in auto per andare a ritirare il referto dell’esame istologico in completo silenzio, come se conoscessimo già il responso che ci attendeva. Quando il medico ci ha spiegato la situazione, mi sono chiesta subito se sarei stata in grado di prendermi cura delle mie figlie e di avere una vita normale”.
Michelle ha provato a puntare sull’ottimismo, ma poi è entrata in un vortice che le ha fatto perdere il contatto con la realtà. “L’ignoto mi spaventa: mi domando come andranno le cure e se la malattia tornerà. La chemio mi ha fatto stare male, ma almeno ero concentrata sulla tabella di marcia della terapia. Adesso, invece, sono in una fase di mantenimento in cui mi sento meno protetta”.
Entrare in contatto con le proprie emozioni
Sentirsi ‘scoperta’, però, non è per forza negativo. Anzi. “ Mi sono permessa di stare male, di entrare in un buco nero. All’inizio percepivo troppo rumore e volevo attorno a me solo il silenzio. Apprezzavo la solitudine, forzata dalla pandemia, che mi ha costretto ad affrontare tante visite e cure da sola. Questa situazione mi ha permesso di entrare in contatto con le mie emozioni, soprattutto con la rabbia. Tuttora sono molto arrabbiata perché sono succube del tumore al seno e di quello che comporta, devo accettare tutto. Però, attraversare il dolore e le sensazioni negative mi permette di ritrovare energie, di ritrovare la calma e, soprattutto, di concentrarmi su me stessa. Il cancro mi ha ricordato che mi devo sempre ritagliare dei momenti per me e che non devo scordare le mie priorità”.
Quello che l'aiuta a stare bene
Con le sue bambine ha scelto di essere trasparente, senza mai nascondere la malattia, e introiettando i loro insegnamenti.
“I bambini insegnano a vivere il presente e a capire che tutto passa. Ii costringono a non pensare troppo e a lasciarti andare alla lentezza. In famiglia abbiamo continuato a essere ironici e scherzosi come sempre. Io ho voluto mostrarmi con autenticità anche nelle fasi peggiori, come quando la chemio ha fatto cadere i miei capelli. Ho preferito rimanere me stessa e raccontarmi su Instagram per acquisire consapevolezza del percorso e anche aiutare chi stava vivendo la stessa esperienza. All’inizio detestavo quando le persone mi chiedevano continuamente come stavo, poi ho imparato a spiegare i miei bisogni. Devo ammettere che l’affetto vince sempre”.
Insieme agli abbracci, Michelle ha superato gli ostacoli grazie anche all’aiuto della meditazione, le lezioni di yoga, gli oli essenziali e tante letture che hanno dato un significato a questa sfida. E ora prova ad aprirsi al futuro e a nuovi sogni.
“Ho sempre lavorato nel settore commerciale delle multinazionali, ma da tempo avvertivo una certa insoddisfazione. Sentivo che mi mancava qualcosa. Così l’anno scorso, all’inizio delle terapie, mi sono licenziata. Ho lasciato un posto molto ambito con l’intenzione e il desiderio di fare qualcosa di più utile. Mi sto prendendo del tempo, sento delle buone energie e non vedo l’ora di scrivere una nuova pagina della mia vita”.
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